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Attualità | lunedì 12 marzo 2018, 10:56

Uno, nessuno e centomila. L’Italia e la lezione di Pirandello

Riflessioni sul classico dello scrittore siciliano

Nel 1926, uscì a teatro una commedia tanto cara a Pirandello. E’ il romanzo della crisi dell’individuo, che poi gli valse il Nobel alla Letteratura.

Molteplici figure di uomini, donne e personaggi frantumati in mille frammenti di cristallo sempre in conflitto con la realtà e con sé stessi, con la loro morale, con le parole date e non mantenute. Ma è il finale della commedia che colpisce di più.

Nel rifiuto polemico della scena finale, il protagonista sceglie di rinunciare ad ogni identità, chiudendosi in un ospizio e abbandonandosi al puro fluire della vita.

Eppure, il romanzo di Pirandello, oltre alla crisi dell’uomo, ci mostra anche la crisi della società, di tutti quelli che proprio non riescono a capire quello che passa per la testa dei protagonisti, e ci offre un’interessante idea sull’origine dei conflitti tra gli uomini: essi nascono dal fatto che ogni persona cerca di imporre la propria visione di sé agli degli altri. Il conflitto interno all’io porta al conflitto con il mondo. La crisi dell’io e la crisi della società.

In “Uno, nessuno, centomila”, i personaggi, sono finzione, nati dalla mente di un autore. Non esistono, creati prima nella trama, messi sotto la luce della ribalta, successivamente rifiutati dai ruoli della commedia. Pirandello perciò intenzionalmente dona loro solamente l’“Essere”, ma non la ragione di Essere.

Gli Italiani sono davvero brava gente per molte cose, tra le poche cose escluse però non hanno un talento certo per la politica e cioè per l’interesse generale del paese. Come si fa a dirsi serio un popolo che è andato a votare alle elezioni con a fronte centinaia di simboli in questa specie  d’inflazione democratica?

Nessuno vuole tirarsi indietro, tutti, i null’altro facenti, si propongono ad ogni costo, tutti sono convinti di essere più bravi degli altri e sono pronti ad inventarsi qualcosa per ottenere il privilegio di fare i politici. Così si crede che il potere possa avere tante facce quante ne siano disposte a compromettersi con esso, lungi dalla preoccupazione di avere una qualche idea fondamentale che esso oggi urgentemente richiede.

A nostro giudizio, di questo, la colpa è imputabile soprattutto agli eredi di quella tradizione ideologica della politica che, nel mutare dei tempi, sono andati dietro al guasto piuttosto che a quanto andava rivisto e rinnovato. Sicché non hanno fatto scuola, hanno determinato il vuoto e nel vuoto ogni incontrollata improvvisazione può avere giuoco. Nulla è cambiato, dopo le elezioni. Il popolo italiano ha deciso convinto! Eppure c’è chi tentenna ancora. Prima di restaurare l’Italia bisogna restaurare, caro Presidente, la coscienza critica dei  politici. Scriveva Pirandello: “Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma continua ed infinitamente mutabile, sperando in meglio.”

Luigi Pirandello – Uno, nessuno e centomila

Laura Giulia D’Orso

Articolo in collaborazione con www.ticinonotizie.it

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