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Attualità | martedì 12 giugno 2018, 10:16

Malta, una nuova Tortuga nell’ex Mare Nostrum - di Gian Micalessin

Su quanto sta succedendo alla nave Aquarius, una illuminante riflessione dell'inviato de Il Giornale

Malta, una nuova Tortuga nell’ex Mare Nostrum - di Gian Micalessin

Salvini è arrabbiato con Malta. Fa bene a esserlo. Lo sono anche molti italiani. E per gli stessi motivi.

Per questo lo hanno votato.

E proprio per questo non s’attendono da lui un riepilogo quotidiano dei problemi, ma soluzioni concrete in tempi ragionevoli.

Da ministro degli interni Matteo Salvini ha sufficienti leve e abbondanti dossier per rispondere alle inadeguatezze di La Valletta. La mancata collaborazione nel salvataggio dei migranti è solo una delle anomalie di un’isola a cui è concesso di comportarsi non da nazione europea, ma da nuova Tortuga del Mediterraneo. Spulciando i dossier del Viminale, e degli apparati al suo servizio, Salvini non avrà difficoltà a scoprire che l’irrefrenabile allergia dell’isola all’accoglienza va di pari passo al contrabbando di carburante proveniente dalla Libia, con il riciclaggio del denaro generato dal narcotraffico della ndrangheta e con attività finanziarie degne di un paradiso fiscale, ma incompatibili con lo status di membro Ue.

Incominciamo dall’allergia all’accoglienza. Alle origini della malattia c’è un paradosso o, meglio, una truffa. Malta s’è fatta assegnare un’area di competenza per i salvataggi (area Sar) di circa 250mila chilometri quadrati estesa dalla Tunisia alla Grecia e pari a 750 volte il proprio territorio. Ovviamente non ha i mezzi per presidiarla, ma si guarda bene dal cederne parte all’Italia per non perdere i milioni di euro derivanti dai diritti di pesca, di prospezione petrolifera e dai compensi per il controllo aereo della zona. Tutte questioni che Salvini può e deve affrontare quanto prima in chiave europea. Ovviamente dopo aver accertato che all’origine della «malattia» non vi sia un accordo, più o meno segreto, stretto nel 2015 da Matteo Renzi e dal suo omologo dell’epoca Joseph Muscat. Un accordo in base al quale, per fonti maltesi, La Valletta avrebbe ceduto alcuni diritti di prospezione petrolifera in cambio del dirottamento nei porti italiani di tutti i migranti recuperati nella sua zona. E sempre a Bruxelles va affrontato il problema dell’incompatibilità tra le norme Ue in materia d’accoglienza e quelle che permettono a La Valletta di detenere i migranti rendendo così «preferibile» lo sbarco nei porti italiani.

Ma per essere più efficace nella soluzione delle diatribe con gli «amici» maltesi il ministro degli Interni può mettere sul tavolo anche dossier più scabrosi. La Marina Militare gli può offrire la documentazione realizzata dal 2015 ad oggi, nell’ambito della missione Mare Sicuro, di centinaia di operazioni di contrabbando di carburante libico trasferito a Malta sotto gli occhi delle autorità. E altrettanto può fare la missione navale europea Sophia fornendo filmati e foto dei trasferimenti del carburante dalle pilotine libiche a quelle maltesi effettuati nelle ore notturne al limite delle acque territoriali dell’isola. Se ha bisogno di argomenti ancor più «pesanti» il nostro ministro degli Interni può ispirarsi al rapporto Europol dello scorso settembre secondo cui la ndrangheta utilizza Malta per riciclare circa due miliardi di euro provenienti dalle attività del narcotraffico. Un’attività messa a segno grazie alla collaborazione delle agenzie di scommesse online internazionali che hanno scelto come sede legale l’isola proprio in virtù degli scarsi o nulli controlli effettuati. Un rapporto che Salvini potrà facilmente ampliare aggiungendovi le varie relazioni semestrali della Dia in cui si spiega come Malta sia utilizzata «dalle consorterie della ndrangheta per riciclare i capitali di provenienza illecita» e viene descritta come «un hub finanziario in grado di attrarre investimenti, anche da parte della criminalità organizzata italiana». Insomma i buoni argomenti sufficienti a inchiodare Malta alle proprie responsabilità anche senza urlare non mancano. Basta sommarli, lavorarci e tirarli fuori al momento opportuno.

Gian Micalessin

Articolo in collaborazione con www.ticinonotizie.it

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