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Attualità | venerdì 03 agosto 2018, 10:58

Vigevano, Roberto Giachetti alla festa Pd: “Il partito deve andare alla conta”

Il dirigente nazionale del partito è stato ospite alla Festa Democratica dei Piccolini. Giachetti ha invitato i suoi a non avere paura del confronto, parlando della necessità di andare alla conta dei sostenitori delle singole linee politiche per mettere fine alle contestazioni interne

La visita alla Festa Democratica dei Piccolini di Roberto Giachetti (ex presidente della Camera e attuale membro della dirigenza nazionale del partito) si è svolta in un clima del tutto rilassato e amichevole, con ampi sorrisi e anche qualche risata, ma non sono mancati messaggi politici forti. Il primo è arrivato dai vertici locali del Pd, a cominciare dal segretario cittadino Alessio Bertucci: “Da queste parti è sempre difficile vedere dirigenti nazionali del partito. Anche in campagna elettorale. Alle comunali del 2015 ricevemmo solo la visita dell’allora ministro dei trasporti Graziano Delrio all’ultimo giorno utile, mentre perdemmo il conto degli interventi di Salvini e Maroni a Vigevano”. Il consigliere comunale Emanuele Corsico Piccolini rincara la dose: “Qui la concorrenza della Lega è spietata, e chi lavora a livello locale fatica a entrare in contatto con i dirigenti nazionali”.

Giachetti sorride, fa notare che lui comunque in questa serata a Vigevano ci è venuto, e lascia la risposta a più tardi, nel corso del suo intervento: “Mi dite che qui la Lega è fortissima? Ebbene, il partito deve essere presente dove gli avversari sono più forti. Troppe volte abbiamo visto esponenti di livello nazionale andare in posti dove il Pd prendeva il 60%, e adesso nemmeno in quelle zone riusciamo a ottenere risultati. Serve invece la presenza proprio dove sai già che troverai un atteggiamento ostile”.

Chiuso il capitolo sulle questioni locali, Giachetti racconta le sue ultime esperienze: “Dopo la sconfitta del Pd alle elezioni politiche ho girato l’Italia con la scusa di presentare il mio libro, ho parlato con tante persone. Ho trovato molta gente che chiede con forza di portare avanti una linea politica, molti simpatizzanti hanno deciso di iscriversi al partito proprio come reazione alla sconfitta elettorale. Il nostro popolo è dinamico, ma la dirigenza è rattrappita e ha paura di muoversi”.

Giachetti sostiene che si debba tornare alle primarie, insistendo però prima su un punto: “Dobbiamo andare alla conta. Altrimenti continuiamo a litigare fra di noi sui giornali, poi in direzione si votano all’unanimità posizioni che vengono contestate il giorno dopo. Io vedo bene Giacomo Calenda, non tanto per le sue posizioni, quanto per il suo atteggiamento, perché stimola il dibattito. Io credo a un partito più largo di quello attuale, credo sia fondamentale allacciare un dialogo, ad esempio, con Emma Bonino. Dobbiamo comprendere più soggetti al nostro interno, ma essere un partito che si unisce quando si decide una linea comune. A me non piacciono le espulsioni, ma mi chiedo cosa ci stiano a fare persone che contestano ogni giorno la linea del partito dimostrando di esserne molto distanti, e mi riferisco a Michele Emiliano”.

In conclusione, l’analisi della sconfitta elettorale: “C’è stata una campagna molto forte contro Renzi, più dall’interno del partito che dagli avversari. Considero un fattore importante anche l’utilizzo che Lega e Movimento 5 Stelle hanno fatto dei social: loro hanno un sistema organizzato, noi no. Detto questo, è innegabile che le elezioni sono state perse soprattutto per nostri errori. Mi riferisco innanzitutto alla personalizzazione del referendum costituzionale. Poi la legge elettorale, costruita a nostro svantaggio perché premiava le coalizioni. Infine la commissione banche, diventata un facile palcoscenico di propaganda per le opposizioni in un momento delicato. Credo anche che sia mancato il collegamento con chi governava a livello locale. Siamo spesso arrivati al paradosso che quando arrivava qualcosa di buono in un territorio, i cittadini non venivano a sapere che era merito del governo”.

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