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Al Direttore | martedì 11 settembre 2018, 11:56

Infortuni mortali sul lavoro

Riceviamo e pubblichiamo

Infortuni mortali sul lavoro

Anche aggi assistiamo all’ennesima strage di morti nel settore delle “Pulizie Industriali” nonostante l’erogazione di ingenti finanziamenti a fondo perduto. Perché non copiare il Ministero del lavoro egiziano che a seguito di morti nella pulizia di cisterne ha convocato i lavoratori del settore erogando corsi di addestramento alle specifiche mansioni.

Si riporta il seguente articolo della Voce Republicana  del 2012 che affronta la problematica di interesse.

Quando si porrà fine al MANTRA sugli INFORTUNI MORTALI del LAVORO.? 

“GARANZIA NEI CONTROLLI SULLE MISURE ANTIFORTUNISTICHE: MANCA ANCORA LA VOLONTA’ GOVERNATIVA A MIGLIORARE LA SICUREZZA SUL LAVORO

LA PREVENZIONE: DALLA FORMAZIONE TEORICA, ALL’ADDESTRAMENTO  NELLE ATTIVITA’ LAVORATIVE, COSI’ COME IN ALTRI PAESI

Tre lavoratori giornalmente perdono ancora la vita in occasione di lavoro.  Attraverso ricerche su GOOGLE.IT (o altri siti), all’allocuzione “morte sul lavoro” o similare, si continua a trovare un esclusivo, “bollettino di guerra” tuttora inascoltato, nonostante le grida del Presidente Giorgio Napolitano: ogni giorno tre persone escono da casa per andare a lavorare e non vi fanno più ritorno perché incontrano la morte sul posto di lavoro.  E’ questa la media, infatti, che deriva dai quasi mille caduti l’anno e conduce ai successi di Raffaele Guariniello, che da qualche tempo sostiene la necessità di istituire una Procura Nazionale sulla Sicurezza del lavoro con compiti di assistenza e indirizzo sul territorio nazionale. La domanda più volte reiterata da questa Commissione, non è retorica: perché non istituire un’Authority sulla Sicurezza e Igiene del Lavoro, che sia titolare di coordinamento generale in materia di prevenzione infortunistica, ma non meno di direzione delle attività di controllo sull’adozione delle misure di sicurezza nelle aziende e altresì lavorare d’intesa con la Procura Speciale invocata dal Magistrato? 

Ancora negata l’ipotesi della “Sicurezza sul lavoro” nella Carta Costituzionale. La Voce Repubblicana del 16 settembre 2010, esprimeva disappunto e rammarico per le dichiarazioni dell’allora profeta Ministro Tremonti in occasione di Assemblea Europea, nelle quali, con laconica frase, bollava la prevenzione infortunistica come un lusso che l’Italia non si poteva permettere. Nell’articolo in questione – a richiamo di altri precedenti, ad esempio del luglio 2007 -, questa Commissione sollecitava la creazione di un’Autority per la sicurezza del lavoro. In seguito, sempre dalla Commissione, è giunta la proposta di modifica costituzionale per condurre a obiettivo dello Stato, la competenza di tal esigenza sociale, con superamento di quella attuale assegnata alla conferenza Stato-Regioni, alla quale non è mai riuscito di esprimere volontà, piani ed azioni da diffondere efficientemente sull’intero territorio nazionale per i dovuti controlli sistemici. La proposta, fatta in seguito propria dal Ministro Sacconi, è stata sin qui abbandonata.   

Dinamiche infortunistiche tra le più frequenti. Manca l’addestramento preventivo alle mansioni da svolgere.             In diretto riferimento agli aspetti suaccennati, si colgono due segnalazioni di stampa: a) del 5 marzo 2012 “Crolla un palco a Reggio Calabria, muore giovane operaio”: un cedimento ha fatto ‘scivolare’ la struttura metallica sovrastante il palco, con conseguente  abbattimento sulle gradinate e su operai che intervenivano sulle illuminazioni, uccidendo uno di loro e ferendone altri due; b) del 3 marzo 2012 “Edile, figlio dell’imprenditore, muore per esplosione di serbatoio”: l’esplosione è stata causata dalla fiamma ossidrica. Nonostante il grande volume di comunicazione presente nel Paese, i messaggi non contrastano minimamente il muro di sordità (oramai cronica) e si continua a morire sui palchi delle manifestazioni canore e non (Calabria, Lazio, Friuli Venezia Giulia), durante la emanutenzione e riparazione di serbatoi (Puglia, Umbria, Sicilia), nei cantieri edili e in tant’altre attività lavorative. Purtroppo le Istituzioni (in autonomia e indipendenza funzionali) non riesce traggono alcun insegnamento dalla valutazione delle dinamiche infortunistiche, ma continuano ad attendere, non soltanto obbedire a normative vigenti, le sentenze della magistratura penale per ridursi poi a fare semplicemente “cassa” (da rivalse sui responsabili condannati). 

Sono molte le dinamiche d’infortunio che sconcertano!  Le “esplosioni nei serbatoi” meritano particolare attenzione rispetto a considerazioni tecniche che in Italia non rendono soluzioni soddisfacenti, in specie se ci si rapporta a scelte assunte in altre nazioni, ad esempio in Egitto, dal Ministero del Lavoro per tale tipologia di eventi. Si spera, di converso, che coloro che si propongono da posizioni ufficiali, con atteggiamenti di mera e astratta (filosofica) osservanza delle norme, si calino finalmente nella realtà produttiva, nelle condizioni di lavoro, in specie, delle piccole e medie. Colpisce che “voci docenti” nelle Istituzioni – anche destinatarie di consulenze d’oro – siano capaci di pontificare ex-cattedra il giorno successivo alle tragedie e molto meno di passare dalle parole ai fatti. I loro pareri di routine riportano le neutre e stereotipate enunciazioni sull’informazione-formazione, niente affatto capaci d’indirizzare i soggetti – lavoratori e datori di lavoro – sull’addestramento consapevole nello svolgimento delle mansioni lavorative, conosciute così dai lavoratori solo a lavorazioni avviate e quindi in stato di pericolo nemmeno avvertito. 

Formazione-informazione dei lavoratori: metodologie aggiornate ed efficaci in altri Paesi. Si riferisce qui, in che modo in Egitto – nel Progetto di gemellaggio Italia–Egitto nato per l’accrescimento della cultura della sicurezza – quel Ministero del lavoro abbia affrontato analisi e valutazioni della dinamica di alcuni infortuni mortali. Avuta conoscenza che in diversi governatorati territoriali i lavoratori morivano a causa di esplosione o per inalazione di fumi e vapori durante fasi di manutenzione di serbatoi, è stata pianificata un’indagine ad hoc. Poi sono stati organizzati per i lavoratori corsi d’informazione o formazione in materia, NON ASTRATTI bensì d’addestramento pratico alle specifiche mansioni. Al contrario avviene in Italia, tanto al Ministero del lavoro, quanto nelle Istituzioni correlate, dove partecipazione e impegno nel progetto di gemellaggio stesso, da parte dell’INAIL, dell’ISPESL, della REGIONE TOSCANA, del FORMEZ, di ITALIA LAVORO non provocano nemmeno intenzioni di adattamento delle linee d’istruzione nei corsi in questione. Da noi s’inviamo professori statali e delle istituzioni controllate a informare e formare sul d.lgs. 81/08, erogando finanziamenti a fondo perduto. L’esempio di approccio e di risoluzioni dell’Egitto va sicuramente mutuato per la valutazione di tutte le dinamiche infortunistiche: il lavoratore necessita in primis di concreto addestramento alle mansioni da svolgere nel ciclo produttivo (vedasi esperienza degli Istituti assicuratori della Svizzera, della Germania e dell’Austria, per non parlare di quelle Statunitensi, Canadesi e Australiane). 

Inidoneità della formazione in Italia. Siamo in Europa, ma i corsi d’informazione e formazione – in atto erogati da docenti delle parti sociali (aziende, associazioni, sindacati, privati) – risentono ancora di logiche superate e inefficaci, con formulazioni generiche rese in aule al di fuori del posto e dell’ambiente di lavoro e senza alcuna aderenza diretta alle attività svolte (da svolgere). Essi assolvono la finalità di condizioni formali per il rilascio di certificati di partecipazione che garantiscono solo il datore di lavoro dall’inosservanza del d.lgs. 81/08. Costi sopportati e finanziamenti a fondo perduto così impiegati (anche da INAIL), non appaiono conferenti a esigenze, principi e postulati che sostengono invece gli obblighi della protezione contro gli infortuni e le malattie professionali.

9 Marzo 2012 :   

La Commissione Lavoro Previdenza e Prevenzione                                   A. Baldacconi, F. Giannoni, S. Lanti, F. Mileto e G. Serrelli

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