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Oggi al cinema | giovedì 13 settembre 2018, 12:31

La recensione: The Equalizer 2

Uomo de panza, uomo de sostanza: il 64enne Denzel Washington ci vendica ancora. Meno dolente del primo, ma è un sequel più che onesto

Uomo de panza, uomo de sostanza. Sicché il quasi 64enne (28 dicembre) può continuare a fare il muscolare, a menare le mani per una buona causa, a vendicare gli umili e gli offesi, sebbene si sia un po’ inquartato, un tot infiacchito e lo stunt – evidente nel combattimento finale sul tetto – sia ormai la norma. Perché, appunto, la panza è sostanza umana, quella generosa e manesca, efferata ma pietosa del nostro, che si riaffida al sodale Antoine Fuqua (Training DayBrooklyn’s Finest) per il primo sequel della sua carriera: The Equalizer 2 – Senza perdono.

Dopo il successo dell’originale (55 milioni di dollari di budget e 192 di botteghino), nel cast ancora Bill Pullman e Melissa Leo, torna Robert McCall, il giustiziere degli ultimi: l’Agenzia è sempre della partita, l’amicizia pure, e quando gli toccano gli affetti più cari l’ex 007 non conosce mezze misure.

Meno dolente e crepuscolare del primo capitolo, è un prodotto comunque godibile, e il merito preminente è del nostro Denzel, che tutto può e nulla si concede: ci rende giustizia, ci fa credere che ogni torto possa essere lavato nel sangue, anche quando si è soli e accerchiati, anche quando – realtà prima che finzione – si ha un sedere mastodontico e tante primavere sulle spalle.

Al netto di plasma e ammazzatine, quasi un pubblicità progresso.

Recensione tratta dal cinematografo.it

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