/ Attualità

Attualità | martedì 06 novembre 2018, 12:14

Ue, stop a riso da Cambogia e Birmania, a Pavia l’80% delle risaie lombarde

In Lombardia 100 mila ettari coltivati

Ue, stop a riso da Cambogia e Birmania, a Pavia l’80% delle risaie lombarde

Finalmente la Commissione Europea ha proposto di ripristinare per tre anni i dazi nei confronti delle importazioni di riso dalla Cambogia e dalla Birmania, dove è stato raccolto anche sui campi della minoranza Rohingya costretta a fuggire a causa della violenta repressione. Una decisione importante anche per Pavia, prima provincia risicola d’Europa dove si concentra l’80% delle risaie lombarde. È quanto afferma la Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per il  documento pubblicato dalla Commissione Europea, per la prevista valutazione di medio termine del Sistema delle Preferenze Generalizzate (SPG) per rivedere anche le agevolazioni tariffarie a dazio zero concesse ai Paesi asiatici EBA (“Tutto tranne le armi”).

Nel documento conclusivo dell’indagine avviata nel marzo scorso – spiega Coldiretti Pavia – la Commissione Europea ha riconosciuto il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso Indica, ammettendo che in Cambogia si sono verificate notevoli violazioni dei diritti umani in relazione all’accaparramento delle terre che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni. Una necessità sostenuta con la mobilitazione della Coldiretti per fermare la concorrenza sleale che ha provocato il crollo delle quotazioni del riso in Italia e messo in ginocchio migliaia di aziende anche in provincia di Pavia, dove si trovano circa 1.500 aziende risicole. Le importazioni europee di riso dalla Birmania – precisa Coldiretti Pavia – sono aumentate del 66% tra settembre 2017 e luglio 2018.

La crisi è drammatica e mette a rischio il primato nazionale in Europa – rileva la Coldiretti – dove l’Italia è il primo produttore di riso con 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato a livello nazionale da circa 4mila aziende di 234.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica. Il documento di valutazione – spiega Coldiretti – sarà presentato in occasione del gruppo di lavoro del Consiglio di metà novembre per la decisione definitiva con il voto dei 28 Paesi.

Secondo la Coldiretti non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale ed è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore.

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore