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Cronaca | mercoledì 05 dicembre 2018, 10:43

Operazione "Black out", sgominata una gang di ladri "acrobati" di rame nel Nord Italia

Sono 8 le persone finite in manette, accusate a vario titolo di una serie di reati che vanno dal furto aggravato alla ricettazione. I malviventi avevano eseguito numerosi furti in Lomellina. Le indagini erano partite nel 2016, oltre 50 i colpi messi a segno solo nel 2017

Operazione "Black out", sgominata una gang di ladri "acrobati" di rame nel Nord Italia

I carabinieri della compagnia di Cremona, coadiuvati dai colleghi di Milano, Pavia, Lodi, Udine e Bologna, hanno arrestato 8 persone e altre 3 sono state denunciate, tutte ritenute responsabili a vario titolo e in concorso tra loro di una serie di reati di furto aggravato e ricettazione.

L'indagine, denominata operazione "Black out", coordinata dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Cremona, è stata avviata nel 2016 a seguito di numerosi furti di cavi di rame dalle linee di media tensione per l’erogazione dell’energia elettrica, e di numerosi furti ai danni di abitazioni e ditte commessi soprattutto nelle province di Cremona, Milano, Lodi, Pavia e Piacenza.

In particolar modo in Lomellina, i malviventi avrebbero colpito ripetutamente in diversi paesi e una delle loro basi si sarebbe trovata nel campo rom di strada San Marco a Vigevano, l’altra era a Sant’Angelo Lodigiano (LO) (presso la Cascina Belfuggito).

Le indagini, corroborate da molteplici pedinamenti e appostamenti nonché da complessi accertamenti tecnici hanno consentito l’acquisizione di concordanti elementi di colpevolezza a carico degli arrestati in almeno 50 colpi messi a segno solo nel corso dell’anno 2017 in tutto il Nord Italia.

Abili nell’organizzare in poche ore razzie sistematiche di intere aree geografiche e capaci di non fermarsi di fronte a nessun ostacolo. Sono risultati responsabili di aver sottratto, in decine di colpi, centinaia di chilometri di conduttori di rame, costituenti le campate aree della media tensione dell’energia elettrica, prelevandoli dagli altissimi tralicci presenti sulle zone più isolate della bassa padana lombardo – emiliana e sulle risaie della Lomellina e del pavese, causando gravi danni alle società di erogazione e non poche difficoltà ad aziende e piccoli centri abitati, provocati dai numerosi “black out” elettrici che spesso hanno costretto a sospendere le attività produttive e creato grave disagio alla vita delle comunità.

E’ emerso che ogni componente della banda si recava sul luogo del reato provenendo da una delle due basi in provincia di Pavia e Lodi, per poi tornarvi nelle prime ore del mattino seguente. Spregiudicati e scaltri, tanto da “isolare” intere aree occupate da insediamenti e centri abitati, anche “bonificandole” manomettendo i sistemi di allarme e quelli di videosorveglianza, così riuscendo a ritardare l’intervento delle Forze di Polizia prima ed il loro proseguo delle attività d’indagine poi.

Proprio questa tecnica, l’impressionante ripetizione dei singoli delitti, le modalità di realizzazione degli stessi, l’abilità nel manomettere i citati sistemi di allarme e videosorveglianza elettronici, l’apprensione di beni di notevole valore economico e la successiva vendita degli stessi, nonché l’intercambiabilità fra loro dei soggetti agenti e i significativi contatti anche con terzi inseriti nel mercato illecito, sono stati ritenuti dal GIP di Cremona, prova di preordinazione di azioni e di mezzi e pertanto indice di evidente capacità organizzativa, di professionalità, tutti elementi di sicuro rilievo ai fini del giudizio in relazione allo loro preoccupante e grave pericolosità sociale.

L’attività d’indagine ha altresì permesso di individuare ed arrestare un pensionato italiano, resosi responsabile del reato di furto aggravato e ricettazione, avendo acquistato in diverse circostanze ingenti quantitativi di rame (ricavati dai conduttori e dalle bobine), dai citati soggetti, ben sapendo che si trattava di beni di provenienza furtiva. E’ stato accertato trattarsi di un vero e proprio riferimento del settore della ricettazione del rame. Conosciuto non solo dai componenti della banda dei “freeclaimber”, ma anche da altri malviventi dediti alla commissione di qualunque tipo di furto.

Un soggetto con un ruolo ben preciso anche nell’organizzazione logistica dell’attività di smercio, nella fase del trasporto della merce e del rame, sia del suo piazzamento. Beni che poi reintroduceva nella catena di commercio lecito attraverso alcuni gestori compiacenti con cui è risultato mantenere stretti legami, in particolare nelle province di Piacenza e Pavia. Proprio per accontentare le richieste della “clientela di fiducia”, spesso indicava gli obiettivi da colpire e commissionava furti di particolari prodotti, come alimenti e attrezzature per i bar.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite anche diverse perquisizioni domiciliari che hanno permesso di ritrovare parte della refurtiva: si stima che il valore della merce rubata dalla banda superi il milione di euro.

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