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Oggi al cinema | 11 gennaio 2019, 11:32

La recensione: Non ci resta che il crimine

Insolita commedia per Max Bruno: ritmo, umorismo e salti nel tempo, ci si diverte

La recensione: Non ci resta che il crimine

Parte in sordina il nuovo film di Massimiliano Bruno e per i primi dieci minuti pensi che sia la solita commedia italiana poco originale. Fortunatamente però quasi subito si passa dal presente agli anni ottanta e precisamente al 1982 nei giorni dei gloriosi Mondiali di Spagna e all’epoca della Banda della Magliana e tutto cambia. Davanti ai vecchi motorini come il Boxer, ai ghiaccioli tricolore, alle figurine di Paolo Rossi e di Figueroa e alle atmosfere vintage l’iniziale scetticismo scompare e accompagnati da un cast nazionale degno di nota composto dai tre protagonisti Alessandro Gassmann, Marco Giallini e Gianmarco Tognazzi, dall’antagonista Edoardo Leo nei panni del boss Renatino De Pedis e dalla sua sexy amante interpretata da Ilenia Pastorelli si ride e ci si diverte. 

La nostalgia è presente già nel titolo che rende omaggio a Non ci resta che piangere (1984), film che vedeva la coppia Troisi e Benigni catapultata improvvisamente nel 1492. Ma non è l’unica pellicola degli anni ottanta alla quale fa riferimento perché il tuffo nel passato di questi tre amici squattrinati ricorda tanto la commedia cult fantascientifica Ritorno al futuro (1985) di Robert Zemeckis. E per andare ancora più indietro nel tempo e precisamente negli anni settanta i polizieschi all’italiana, anche detti “poliziotteschi”, film che prendevano spunto da fatti di cronaca nera per svilupparli poi in modo enfatico. E proprio in questa chiave va letto Non ci resta che il crimine. Il riferimento alla Banda della Magliana è un mero spunto con alcuna velleità di essere realistico o di emulare in qualche modo il film e la nota omonima serie tv Romanzo Criminale, progetto nato anni fa dalla penna di Giancarlo De Cataldo.

E’ una commedia non incasellabile che unisce generi e riferimenti differenti e che conquista per il suo essere insolita nel panorama cinematografico italiano. Una action movie che ha un tocco all’americana (non a caso tra gli sceneggiatori c’è Nicola Guaglianone che anche nel recente La Befana vien di notte ha contaminato generi diversi “di proprietà solitamente americana”) caratterizzata da uno spiccato umorismo, da un buon ritmo, da una bella fotografia, da bravi attori e da un velo di nostalgia che ti fa pensare: è vero le cose buone come una volta non le fanno più, ma anche nel 2018 ci possono essere delle eccezioni. 

Recensione tratta dal cinematografo.it

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