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Attualità | 09 febbraio 2019, 17:01

Pernigotti, Di Maio rivendica il "successo". Gli operai: "Promesse disattese"

Il vicepremier Di Maio rivendica di aver "costretto Pernigotti ad avviare un processo di reindustrializzazione". "Senza questo governo sarebbero stati licenziati", dice. Gli operai: "Non diamo la colpa a lui, ma è venuto, ha fatto promesse e non le ha rispettate"

Pernigotti, Di Maio rivendica il "successo". Gli operai: "Promesse disattese"

A molti lavoratori della Pernigotti non è andata giù che, mentre al ministero del Lavoro si discuteva del loro futuro, il ministro – vale a dire Luigi Di Maio – fosse in Francia per incontrare i leader dei gilet gialli. E ancora di più li ha fatti arrabbiare che il vicepremier grillino, dopo la visita alla fabbrica del 5 gennaio scorso, sia sostanzialmente sparito dai radar. "Nessuno dà a lui la colpa della situazione in cui ci ritroviamo – spiegano – Però quando è venuto a Novi ha fatto delle promesse e non le ha rispettate: è questo che non gli perdoniamo".

Di Maio, tirato in ballo da tutta la stampa nazionale, ha risposto con un post su Facebook in cui afferma che «se non ci fosse stato questo governo migliaia di lavoratori oggi sarebbero già stati licenziati". Su Pernigotti, in particolare, il vicepremier dice di aver "costretto l’azienda ad avviare un processo di reindustrializzazione e presentare istanza di cassa integrazione per garantire un ammortizzatore ai lavoratori. Quello stesso ammortizzatore che il Pd aveva abolito con il Jobs act». E a proposito della “Legge Pernigotti” assicura che il testo "è in cantiere".

A dare manforte a Di Maio era arrivato per primo Giorgio Sorial, suo vicecapo di Gabinetto, che ha dato la colpa alla «politica locale». «Oggi ci sarebbero ancora più aziende interessate all’acquisizione del marchio se la politica locale non avesse sbattuto in prima pagina i nomi dei possibili investitori», le parole di Sorial all’agenzia di stampa LaPresse. L’ex deputato M5s dovrebbe però spiegare chi, tra i politici locali, avrebbe tenuto il comportamento da lui censurato. Le uniche notizie sulle trattative, semmai, sono arrivate sui giornali direttamente per bocca degli imprenditori interessati (alla Pernigotti o a farsi pubblicità?).

Ed è stato di nuovo il Movimento 5 Stelle ad attaccare il capogruppo di LeU Federico Fornaro e la sua proposta di legge. La senatrice alessandrina Susy Matrisciano ha affermato che della proposta di legge del deputato ovadese esisteva solo il titolo (quando invece il testo era stato regolarmente depositato) e il consigliere regionale Giorgio Bertola ha parlato di una "vergognosa strumentalizzazione sulle spalle dei lavoratori» da parte di Fornaro.
Fatto sta che in Parlamento giacciono due proposte di legge: una firmata da Fornaro, l’altra dal capogruppo leghista Riccardo Molinari. Del testo promesso da Di Maio durante la sua visita a Novi Ligure, lo scorso 5 gennaio, non c’è traccia. "A noi in questo momento interessa unicamente esprimere solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Pernigotti e confermare loro che il nostro impegno continua – commentano Fornaro e il consigliere regionale di LeU Walter Ottria – Resta un dato oggettivo e facilmente riscontrabile da chiunque: della legge annunciata a più riprese dal ministro Di Maio per la tutela dei marchi storici non c’è traccia: un foglio bianco. Con le dirette facebook, i post sui social media e i fogli bianchi non si salvano le aziende".

redazione online Alessandria

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