/ Lifestyle

Lifestyle | 16 febbraio 2019, 14:13

Il mio mondo #ecobio- Perché il Ph di un cosmetico è importante, di Cristina Garavaglia

Il mio mondo #ecobio- Perché il Ph di un cosmetico è importante, di Cristina Garavaglia

Oggi lezione di chimica, ma tranquille niente di difficile (neppure per me che sono una schiappa)

Vi ho più volte rotto le scatoline insistendo sull’assoluta necessità di rispettare il pH naturale della pelle privilegiando l’utilizzo di cosmetici dermo-compatibili (=che non fanno male alla cute).

Ma non vi ho veramente mai spiegato cosa diavolo fosse sto pH, mea culpa a cui rimedierò oggi.

Iniziamo con un po’ di chimica (con cui non andavo minimamente d’accordo alle superiori): il pH è la concentrazione di ioni di idrogeno presente in una soluzione elettrolitica, ovvero nella composizione chimica di una sostanza, introdotto per la prima volta nel 1909 dal chimico danese Søren Sørensen (fonte wiki).

E fin qui è troppo complicato per me… adesso però viene la parte facile.

Per indicare il pH di una soluzione acquosa (con le sostanze oleose è impossibile da rilevare) si utilizza una scala di valori da 0 a 14 dove un pH = 7 indica una sostanza neutra (acqua a temperatura di 25°), pH < 7 una sostanza acida e pH > 7 una basica (anche detta alcalina).

Ciò detto, conoscere il pH dei cosmetici è fondamentale per non danneggiare pelle e capelli.

Premessa fondamentale: l’acidità della pelle dipende dalla presenza del cosiddetto film idrolipidico che protegge la cute dagli agenti esterni, nonché dal mantello idrico, dato dal sudore, dalle sostanze in esso disciolte (sali minerali, acido lattico ect) e dalla perdita di piccole quantità d’acqua dalle mucose (traspirazione insensibile).

Premessa numero due: in condizioni normali (ovvero in assenza di patologie) il pH della pelle è leggermente acido, con valori tra 4,2 e 5,6 in relazione a una serie di fattori che possono influenzarlo: la zona del corpo considerata, il sesso, il grado di sudorazione, lo stato di salute generale del soggetto, la temperatura esterna, l’abbigliamento utilizzato (più o meno traspirante), l’alimentazione, l’età.

Ad esempio negli uomini il pH tende ad essere più acido per effetto della maggiore sudorazione così come d’estate anche per le donne semplicemente perché si suda di più, mentre nei bambini e negli anziani, che sudano molto meno, tende alla neutralità.

Inutile dire che l’acidità delle pelle è molto importante per difenderla dai microrganismi patogeni esterni e per non alterare l’equilibrio di quelli utili, tradotto in parole semplici un pH tendente all’acido è da considerarsi ottimale.

Al contrario l’aumento del pH, soprattutto in alcune aree, favorisce lo sviluppo di infezioni, da funghi e batteri, pensate al famoso piede dell’atleta, un disturbo dermatologico che colpisce prevalentemente i soggetti che frequentano piscine e docce pubbliche.

Ma anche le pelli irritate o con eczema presentano un pH superiore alla normalità e sono di conseguenza maggiormente esposte alle infezioni, così come la pelle grassa o acneica, mentre la pelle secca avrà valori molto più bassi e quindi acidi.

Ciò detto possiamo dire che in linea generale il pH è (o dovrebbe essere) il seguente: cuoio capelluto 4,00, gambe 4,5, busto 4,7, viso 4,7, dorso mani 4,9, zona genitale 4,5, ascelle 6,5.

Logicamente il pH della pelle dipende tantissimo dai cosmetici utilizzati che ricordiamolo bene devono essere dermo-compatibili, ossia in grado di non danneggiare la cute.

Cosa che sanno perfettamente o almeno dovrebbero sapere le persone che si dedicano allo spignatto (=realizzazione homemade di cosmetici) che generalmente utilizzano le famose cartine tornasole per misurare il pH delle proprie creazioni, intervenendo a correggerlo se necessario.

Si tratta per la cronaca di strisce di carta su cui vi è un colorante naturale capace di variare in base all’ambiente in cui si trova: blu-viola in un ambiente basico, verde neutro e rosso- arancio in un ambiente acido.

Ricapitolando, salvo problemi specifici che dovranno essere affidati allo specialista (dermatologo o ginecologo in caso di disturbi intimi), si sconsiglia l’utilizzo di detergenti basici, come il famoso sapone, visto che sono capaci di alterare l’equilibrio della pelle.

C’è ovviamente da considerare che il sapone può essere più o meno sgrassante a seconda dei grassi contenuti, ad esempio l’olio d’oliva permette di ottenere un prodotto poco aggressivo, di qualità superiore (e più costoso), maggiormente tollerato dalla pelle, sebbene con pH basico.

Diciamo che in linea generale la saponetta, o meglio ancora il sapone a base di olio d’oliva (tipico il sapone nero che si usa negli hamman), potrebbe essere utilizzata per lavare le mani o il corpo senza gravi danni, purchè la pelle non sia irritata o troppo secca.

Ecco perchè quando leggo in rete di utilizzare il sapone di aleppo o di marsiglia su pelle con dermatite o eczemi mi viene da piangere, per la serie come alterare il pH della pelle, sigh.

Così come è profondamente sbagliato utilizzare un sapone solido sull’area ascellare perché non fa altro che alterare il pH della pelle spianando la strada a batteri e cattivo odore. Piuttosto utilizzate il detergente intimo.

Meglio ancora sarebbe utilizzare un sapone liquido perché meno basico e meno aggressivo sempre che la pelle non sia irritata, fosse anche in caso di un semplice scottatura da sole.

I saponi non saponi e i ben più famosi bagnoschiuma, realizzati con tensioattivi sintetici a pH acido, e quindi più dermo-compatibili della saponetta, possono essere invece utilizzati sul corpo abbastanza tranquillamente (sui capelli direi proprio di no).

Ciò premesso, per fortuna la nostra pelle si rivela più furba di noi e di fronte a un breve periodo di utilizzo di prodotti sbagliati è in grado di riprendersi velocemente, mentre in caso di prolungata applicazione ci vorrà un po’ di pazienza in più.

Stesso discorso vale per il cuoio capelluto che trattato con saponi, tinte chimiche o scrub aggressivi o troppo frequenti (soprattutto in caso di dermatiti) si ribellerà indubbiamente reagendo con la produzione di maggior sebo, desquamazione, forfora secca o una maggior perdita di capelli.

Ecco perché è così importante selezionare i cosmetici in base al pH e al settore corporeo interessato.

Creme e emulsioni varie per viso e corpo devono avere quindi un pH acido perché qualora fossero troppo alcaline andrebbero ad alterare la flora batterica naturalmente presente sulla pelle, danneggiandola nel lungo periodo.

Stesso discorso vale per i prodotti per capelli, il pH deve essere rigorosamente acido (sui 5 più o meno) per rendere i capelli luci e sani, ecco perché mi vengono i brividi quando leggo di utilizzare il bicarbonato per lavarli, che è assolutamente basico.

Per lo stesso motivo non è un’idea geniale usare il sapone per lavare le nostre chiome che risulteranno opache e impettinabili.

A sto punto non mi resta che farvi presente il pH dei cosmetici di maggior uso comune: crema viso e corpo 5.5-6.0, latte detergente 6-7, tonico 4.5-5.5, contorno occhi 7, bagnoschiuma 5.5-6.5, detergente intimo 3.5-5.5 (ma in menopausa e durante l’infanzia si consiglia un pH 6 in quanto in assenza di estrogeni un prodotto eccessivamente acido potrebbe causare irritazioni), deodorante 4.0-5.0, shampoo e balsamo 4.5-5.0.

Da notare che spesso il pH è riportato sulla confezione, ma in generale non c’è motivo per pensare che il prodotto proposto per uno scopo preciso (tipo il detergente intimo) non abbia il pH corretto a meno di non trovarsi di fronte a formulazioni assurde, ma per fortuna capita raramente.

Infine vi vorrei segnalare che anche le sostanze naturali (generalmente a uso alimentare) che possono essere utilizzate per un impacco viso o capelli, secondo le tante ricette che troverete in rete, hanno un loro pH.

Sostanze acide (pH < 7): infuso di ibisco o karkadè pH 2-4 a seconda della concentrazione, succo di limone pH 2,4, aceto pH tra 2 e 3, infuso di camomilla pH 6, the pH 4,5 a seconda della qualità, tutte sostanze che possono essere utilizzate come ultimo risciacquo dei capelli, miele pH 3,9, yogurt pH 4, latte pH 6,6.

Sostanze basiche (pH > 7): bicarbonato pH 10, argilla pH da 7 a 8, a seconda del tipo utilizzato, albume pH 8. Infine sono sostanze neutre (pH = 7) acqua distillata a 25° e sale marino.

Cristina Garavaglia

Articolo in collaborazione con www.ticinonotizie.it

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore