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Al Direttore | 03 marzo 2019, 17:02

Lettere al Direttore: la gelosia: patologia o sentimento?

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Lettere al Direttore: la gelosia: patologia o sentimento?

Una recentissima condanna cominata a un soggetto reo confesso di omicidio sta suscitando feroci polemiche relativamente alla gelosia come possibile "attenuante" a causa della "tempesta emotiva" che genera sovente in chi la prova. Cosa è quindi la gelosia? Cantata e recitata in tutte le epoche, indifferente ai confini sociali e culturali, incurante del tempo che passa, la gelosia può essere (in alcuni casi) l’eco dell’amore. In termini psicofenomenologici la gelosia è definita come uno stato emotivo determinato dalla paura, fondata su elementi oggettivi o meno, di perdere l’oggetto del proprio investimento affettivo. Terminologia asettica e fredda per descrivere un’esperienza della vita interiore profondamente destabilizzante e potenzialmente distruttiva. La gelosia è associata spesso all’amore, ma non è rara la gelosia in ambito amicale e, genericamente, in ambito affettivo. Sorvolando ampiamente dal contesto socio-lavorativo, nel cui contesto le bassezze a cui si può giungere sono discretamente squallide. Distinta dall’invidia, scatenata dal mancato possesso di un bene concreto od astratto, la gelosia è in genere connotata dalla presenza di amore-odio nei confronti dell’oggetto bersaglio. Esistono diversi tipi di gelosia, così come esistono significative differenze nel vivere la gelosia tra uomo e donna. Differenze che si evidenziano non nell’esteriorizzazione del sentimento, bensì nella radice antropologica dello stesso. Si può essere gelosi e soffrire in silenzio oppure si può manifestarlo sino ad arrivare a condotte estreme ed eclatanti. Il maschio tende ad essere geloso del comportamento fisico della propria compagna, atteggiamento legato, sovente a livello inconscio, alla necessità di garantirsi la sicura paternità di una eventuale progenie. La femmina, motivata dalla necessità di garantire ai figli le cure paterne, tende ad essere gelosa del compagno se intuisce un coinvolgimento sentimentale nei confronti dell’eventuale rivale. La gelosia può essere distinta in tre diverse tipologie: competitiva, proiettiva, delirante. La gelosia competitiva può essere definita normale, anche se trae pur sempre origine da una frustrazione narcisistica del proprio Io. In genere ha componenti razionali e, pur essendo animata da pulsioni ostili nei confronti di un rivale, questa forma di gelosia produce anche una spinta all’autocritica e ad una rivalutazione dell’autostima. La gelosia proiettiva possiede connotazione più marcata di disagio interiore. Essa caratterizza i soggetti che tendono a rimuovere e nascondere desideri od esperienze concrete di infedeltà perché potenzialmente destabilizzanti il proprio equilibrio interiore. Questi soggetti proietteranno ossessivamente sul partner le tendenze all’infedeltà che essi stessi nutrono, il tutto per alleviare il senso di colpa che provano verso quegli stessi impulsi. E’ un meccanismo nevrotico che trova fertile terreno nelle personalità predisposte a sviluppare comportamenti ossessivo-compulsivi. La gelosia delirante rappresenta un vero e proprio disturbo psicopatologico, sovente denominato “delirio di gelosia”. Caratterizzato da un convincimento radicato e privo di qualsiasi riscontro oggettivabile, il delirio di gelosia può evolvere in gravi manifestazioni di tipo paranoide. Si associa spesso alla condizione di alcolismo cronico, in alcuni casi è la manifestazione di pulsioni di tipo omosessuale non accettabili a livello conscio. La gelosia è da considerarsi pertanto, assai poco romanticamente, una problematica comportamentale che può sfociare in una vera e propria patologia psichiatrica. Solo in quest'ultimo caso può configurarsi, in modo ben specifico, come possibile mancata capacità di intendere e volere anche temporanea e solo in questo caso dovrebbe dare adito ad attenuante in contesto giudiziale. Si afferma frequentemente che l’amore è cieco e tutto perdona, ma forse occorre riflettere sulla considerazione che l’amore vero è proiettato incondizionatamente sull’altro. Altrimenti non è amore sincero, ma una delle tante forme di amore malato di cui poco si parla se non quando degenera nell'irrimediabile.

Giovanna Rezzoagli Ganci

Counselor in Scienze Sociali

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