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Oggi al cinema | 15 marzo 2019, 11:38

La recensione: Escape Room

Tra Hostel e Saw, ma senza splatter. Il giochino di Adam Robitel è abbastanza scontato

La recensione: Escape Room

Un bar capovolto: un tavolo da biliardo attaccato al soffitto, un juke-box che non smette di suonare. E un pavimento che si sta disintegrando. Questa è una delle stanze di Escape Room, horror con l’anima di un videogame che si ispira appunto al successo delle escape room. Una chiave da trovare, una porta all’apparenza insuperabile, e mille enigmi da risolvere. Atmosfera da Breakfast Club, un mix di Hostel Saw – L’enigmista (ma senza la parte splatter), e il divertimento per ragazzi è servito.

Il film rimescola tutti i cliché del genere, si immerge in giochi sadici non adatti ai deboli di cuore. Ma cerca di rivolgersi a un pubblico sempre più vasto, amante del brivido a buon mercato. Escape Roomgetta le basi per un nuovo franchise, proprio mentre l’epopea del sadico Jigsaw (il torturatore del corpo e della morale forse più famoso degli ultimi tempi) ha perso il suo slancio iniziale.

Questa volta non ci sono arti mozzati o bagni di sangue, ma il rischio è di morire per le temperature proibitive, per una caduta nel vuoto… Mentre continua a sopravvivere lo schema da reality portato avanti da Quella casa nel bosco, la tensione cede il posto all’imbarazzo, e la speranza è di vedere in futuro qualcosa di meno scontato.

Recensione tratta dal cinematografo.it

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