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Oggi al cinema | 16 marzo 2019, 10:46

La recensione: Un viaggio a quattro zampe

Charles Martin Smith mette in scena la novella di W. Bruce Cameron. Emozioni a buon mercato, ma utili a ricordare la bellezza del mondo canino

La recensione: Un viaggio a quattro zampe

Vuoi un minuscolo pezzo di formaggio? La vita di Belle, un grande cane da caccia, non è per niente male. Amata e coccolata dai suoi padroni, che sono un giovane adolescente e la sua mamma, interpretati da Jonah Hauer-King e da Ashley Judd, la dolce cagnolina passa sempre delle piacevoli giornate tra lunghe passeggiate, coccole e appunto pezzettini di formaggio. L’idillio però è destinato a finire presto: il cane sarà portato da Denver in Colorado fino in Arizona perché un accalappiacani ha intenzione di catturarlo spinto da un imprenditore che vuole costruire una casa proprio dove vive Belle. Ma il cane, lo sappiamo, è il migliore amico dell’uomo e Belle percorrerà chilometri tra varie avventure e peripezie attraversando le montagne e i boschi degli Stati Uniti pur di riuscire a tornare dalla sua amata famiglia.

Girato in British Columbia e diretto da Charles Martin Smith che dopo L’incredibile storia di Winter il delfino consacra di nuovo il suo amore per il mondo degli animali, Un viaggio a quattro zampe è un film per famiglie e per ragazzi.

Come in Qua la zampa diretto da Lasse Hallstrom che vedeva protagonista un altro simpatico quadrupede, a guidarci in questo viaggio sarà la voce fuori campo di Belle, che nella versione originale è quella di Bryce Dallas Howard. Anche qui gran parte degli animali presenti sono reali e ciò  ha comportato un lungo lavoro di addestramento. Non tutti però, per esempio il puma- soprannominato “gattina gigante” da Belle- è disegnato al computer perché era impossibile ammaestrarne uno.

Basata sulla novella A dog’s way home di W. Bruce Cameron (che insieme alla moglie ha scritto la sceneggiatura e che è noto per aver fatto emozionare milioni di persone con il suo libro Qua la zampa!da cui poi è stato tratto l’omonimo film), questa pellicola ci racconta così una lunga odissea sottolineando la fedeltà e l’amore incondizionato che solo un cane è capace di provare.

Belle in un certo senso è una nuova Hachiko, il cane diventato famoso dopo la morte improvvisa del suo padrone perché si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione di Shibuya a Tokyo, dove l’uomo prendeva abitualmente il treno per recarsi al lavoro. Anche lei è un’eroina che affronterà un viaggio di più di quattrocento miglia pur di ritornare dai suoi cari. In conclusione questo film è un’avventura che ci regala emozioni un po’ troppo facili, ma che al tempo stesso ci ricorda la bellezza del mondo canino.

Recensione tratta dal cinematografo.it

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