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Oggi al cinema | 14 aprile 2019, 16:22

La recensione: Hellboy

Reboot per il demone creato da Mike Mignola. Ma è un calderone mitologico che va oltre l’improponibile, un pandemonio che punta tutto sull’eccesso. Passo indietro per Neil Marshall

La recensione: Hellboy

Nell’epoca dei supereroi, tutti vogliono la loro parte. La Marvel (ovvero la Disney) domina il settore, soprattutto dopo l’acquisizione della Fox. La Dc Comics (Warner Bros) prova a inseguire, e cerca la consacrazione con Joker interpretato da Joaquin Phoenix, in uscita nelle sale a ottobre. Ma anche i più “piccoli” provano a ritagliarsi una fetta di torta. La Universal lascia le redini del mondo di Hellboy, e M2 Pictures (per la distribuzione italiana) si lancia subito sul reboot.

Il demone creato da Mike Mignola rinasce, in un’operazione che guarda più ai fumetti che al cinema. Corna tagliate, coda lunga, pessimo carattere: “il ragazzo infernale” scatena l’apocalisse, in un’orgia di effetti speciali (dalla qualità altalenante) e tradizioni popolari. Hellboy è un calderone mitologico che va oltre l’improponibile, un pandemonio che punta tutto sull’eccesso.

L’impianto è quello di un classico film Marvel, con la doppia scena dopo i titoli di coda. Ma lo sguardo è a un’avventura ormai sorpassata, che inizia con un prologo millenario per poi buttarsi nel presente. Il lavoro fatto da Guillermo Del Toro in Hellboy e soprattutto Hellboy – The Golden Army viene cancellato. Nel secondo capitolo della saga, Del Toro aveva scelto di raccontare l’esistenza dei mostri, e non degli uomini (tranne per il padre adottivo del nostro eroe). Si era concentrato sullo spirito “anormale” della storia, dando anche spazio alla fragilità, ai rapporti bestiali che si scoprivano umani.

Qui invece Hellboy è un’incontenibile macchina da guerra, cacciatore e preda, che poche volte si concede il lusso di pensare. A salire in cattedra è una violenza da incubo, con corpi sventrati, arti che volano ovunque, cadaveri a cascata, innocenti seviziati. Si punta tutto sul gore, sulle dinamiche da videogioco: i cattivi diventano sempre più forti, servono armi ancora più potenti, in mille location in giro per la Gran Bretagna. Con un occhio al folklore e l’altro al machismo. E non ci sarà pietà per nessuno, neanche per il povero mago Merlino in pace da secoli (e forse questo è il punto di non ritorno dell’intera vicenda).

Hellboy è un blockbuster che ammicca alle produzioni di serie Z. Disperatamente hardcore, oltre il buongusto, realizzato forse per divertire i fan più incalliti. Dinamiche da videoclip, colonna sonora heavy metal e non solo (si parte con Rock You Like A Hurricane, e questo poteva essere anche un buon inizio). Ma poi tutto svanisce in un’esperienza che, nel suo voler ignorare ogni regola, si appiattisce sui classici stilemi del genere.

 

Il ritornello è sempre il solito: il paladino che prende coscienza di se stesso, i flashback di un passato turbolento, un cattivo troppo forte per essere sconfitto, l’importanza di avere una squadra… Il regista Neil Marshall perde tutti gli ottimi spunti di Doomsday – Il giorno del giudizio, fa un passo indietro rispetto a The Descent – Discesa nelle tenebre, e non ripropone la freschezza e l’atmosfera di Dog Soldiers (da noi direttamente in home video, da recuperare). Hellboy si ispira al numero La caccia selvaggia.

Recensione tratta dal cinematografo.it

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