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Cronaca | 25 maggio 2019, 14:42

"Leonardo è stato massacrato di botte". Arrestati la madre (incinta) e il compagno

"Leonardo è stato massacrato di botte". Arrestati la madre (incinta) e il compagno

Lo hanno letteralmente massacrato di botte: il tempo della cautela e della prudenza è finito anche per il procuratore della repubblica di Novara, Marilinda Mineccia, che questa mattina ha ricostruito con i giornalisti la tragedia che si è abbattuta sul piccolo mondo di S.Agabio, quartiere alla periferia est della città.

Ad uccidere il piccolo Leonardo secondo quanto ricostruito dai magistrati sono stati la madre, Gaia Russo, 22 anni e il compagno di lei, Nicholas Musi, 23 anni. I due sono accusati di omicidio volontario pluriaggravato: lui è in carcere a Novara, lei ai domiciliari in una struttura protetta perché (e questo è un ulteriore elemento sconcertante) è incinta.

Sono state le risultanze dell’autopsia, eseguita ieri dal servizio di medicina legale dell’Asl, a rendere evidente quello che fin da subito era stato un tragico sospetto: a provocare la morte del bambino, che avrebbe compiuto 2 anni a settembre è stato un violento colpo all'addome, che ha determinato una emorragia traumatica al fegato che lo ha portato alla morte in meno di mezz’ora. Ma sul corpo del piccolo il medico legale, dottoressa Claudia Rosa ha riscontrato lividi un po' ovunque: sul capo, sul torace, sulla schiena, perfino sui genitali. La perizia ha consentito di determinare che le lesioni risalgono alla mattinata stessa del decesso. E non a caso proprio i lividi avevano destato l’attenzione del personale del 118 che giovedì aveva prestato i soccorsi, rivelatisi poi inutili, nell’appartamento di Corso Trieste.

«Un omicidio avvenuto in un quadro di maltrattamenti pregressi»– ha detto ai giornalisti il procuratore Mineccia, disegnando una situazione di degrado impensabile, o del quale i vicini non si erano mai resi conto.

Gaia Russo aveva studiato al Liceo delle Scienze Umane “Bellini” e per un certo periodo di tempo aveva aiutato la famiglia nella gestione di una attività commerciale.

Dell’uomo si sa che fino a gennaio risiedeva a Biella ed era già noto alle forze dell’ordine per una serie di vicende di lesioni, maltrattamenti e violenza sessuale. Secondo i magistrati la stessa mattina dell’omicidio aveva assunto cocaina.

redazione online Novara

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