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Cronaca | 14 giugno 2019, 11:45

Robecco, nel capannone dismesso di Cascinazza bruciavano la marijuana

Indagini ancora in corso

Robecco, nel capannone dismesso di Cascinazza bruciavano la marijuana

Sono emersi particolari importanti in merito all’incendio scoppiato lunedì scorso in un capannone dismesso di Robecco sul Naviglio. Oltre a rifiuti vari è stato dato alle fiamme anche un certo quantitativo di marijuana. Le indagini svolte dai carabinieri della Compagnia di Abbiategrasso sono tuttora in corso nel massimo riserbo. Tutto è accaduto in un’area di campagna della frazione Cascinazza, in via Canova di Sotto, al confine con Abbiategrasso. Quel giorno la Polizia locale di Robecco era impegnata in alcuni controlli delegati da Città Metropolitana nelle industrie della zona.

Controlli a scopo preventivo per evitare il ripetersi di incendi del genere di quelli che si sono sviluppati anche recentemente in alcuni comuni del pavese e dell’hinterland di Milano e per verificare il possesso dei requisiti di sicurezza delle ditte stesse. Ad un certo punto è salita nel cielo una colonna di fumo nero proveniente da un’area limitrofa che ha richiesto l’intervento immediato dei vigili del fuoco del distaccamento di Abbiategrasso. Oltre ai carabinieri del radiomobile di Abbiategrasso per avviare le indagini. Sul posto c’erano, forse, 4 persone. Ma all’arrivo dei militari ne sarebbe rimasta solo una. I carabinieri hanno avviato subito le indagini scoprendo che in realtà, all’interno di un cassone dato alle fiamme c’era anche della marijuana, oltre al materiale per il confezionamento della stessa. La persona trovata sul posto è stata accompagnata in caserma per ulteriori accertamenti. Mentre l’area è stata messa sotto sequestro. A questo punto sono tante le domande alle quali dover dare una risposta.

Da quanto tempo quel capannone veniva utilizzato per custodirvi della marijuana? Erano anni che era in disuso e, situato in una zona di campagna, non dava certo nell’occhio. Per quale motivo avevano deciso di darla alle fiamme? Forse temevano di essere stati scoperti e volevano liberarsene. Le indagini continueranno anche nei prossimi giorni.

G.M.

Articolo tratto da www.ticinonotizie.it

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