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Attualità | 21 giugno 2019, 18:49

"Sicuri che il risotto che mangiate non arrivi dalla Birmania?"

Ente Risi: dopo il danno, la beffa. Bloccato l'indica, ora siamo invasi di Japonica a dazio zero

"Sicuri che il risotto che mangiate non arrivi dalla Birmania?"

Dopo il danno, la beffa: adottata la clausola di garanzia dopo anni di concorrenza sleale sul riso Indica cambogiano, l’Europa viene invasa da migliaia di tonnellate di riso Japonica lavorato, che non paga dazio. Probabilmente si tratta di una doppia beffa: pare che si tratti di varietà Japonica molto simili all’Indica. I numeri sono impressionanti: nel mese di aprile 2019 sono entrate 11.261 tonnellate di lavorato Japonica e in maggio circa 18.000, portando il dato totale della presente campagna (settembre 2018 – maggio 2019) a 52.076 tonnellate, con un incremento di 31.167 tonnellate (+149%) su base annua. Poiché il riso di tipo Japonica non è interessato dall’applicazione della clausola di salvaguardia, le importazioni di riso Japonica avvengono senza il pagamento del dazio e arrecano un danno alla coltivazione del riso europeo in quanto tale tipologia rappresenta il 75% della produzione totale di riso nell’Ue: proprio per questo, esistono le condizioni perché la Commissione europea adotti la clausola di salvaguardia sul riso Japonica lavorato d’importazione.

«Non intendiamo attendere anni, com’è avvenuto per la Cambogia – spiega il Presidente dell’Ente Nazionale Risi Paolo Carrà -, anche perché i prezzi dei risoni sono depressi e i risicoltori si stanno impoverendo. La Commissione europea può e deve agire tempestivamente, anche senza la necessità di una domanda da parte di uno Stato Membro perché è minacciata una produzione tipica europea, qual è il riso Japonica. Bruxelles deve aprire un’inchiesta al fine di accertare le condizioni per il ripristino dei normali dazi della tariffa doganale comune anche per questo riso; contemporaneamente, dovrebbe effettuare controlli sistematici presso i porti in cui avviene lo sbarco di questo prodotto così da verificare se queste importazioni non siano in realtà riferibili a riso di tipo Indica ma dichiarate come riso Japonica all’unico scopo di aggirare la clausola di salvaguardia».

L’Ente ha presentato il problema sia a livello europeo, nell’ambito del Comitato di gestione, che nazionale, con una lettera del Presidente Carrà al Ministro delle politiche agricole Gian Marco Centinaio.

"Da parte del Mipaaft – sottolinea Carrà – c’è grande impegno per la difesa del made in Italy, come dimostra l’impegno di Centinaio sul dossier Cambogia e l’attenzione che ha riservato in questi mesi al problema dell’ex Birmania. Non dimentichiamo che il paese da cui proviene il riso lavorato è lo stesso che ha deportato la popolazione Rohingya, così come gravi violazioni dei diritti umani sono state segnalate anche in Cambogia".

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