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Oggi al cinema | 11 luglio 2019, 15:59

La recensione: Domino

Il ritorno di Brian De Palma. Con un poliziesco old school un po’ arrugginito e dai risvolti telefonati

La recensione: Domino

Dopo avere aperto il 2° Filming Italy Sardegna Festival, Domino sbarca nelle sale in piena stagione balneare, a interrompere un letargo che per De Palma durava da sette anni, ossia da Passion.

Pur con rari sprazzi di buon cinema nel DNA, la pellicola è risultata ampiamente al di sotto degli standard del cineasta. L’inattività come una ruggine ha invaso l’ingranaggio generando un mal funzionamento.

Qui confeziona un poliziesco old school dai meccanismi thriller incerti e dai risvolti telefonati, che si avventura nel terreno minato del terrorismo, mostrando dei limiti strutturali piuttosto evidenti nella scrittura.

La prova di Coster-Waldau nei panni di un agente in cerca di vendetta per l’omicidio di un collega per mano dell’ISIS, uno stucchevole autocitazionismo (la scena della corrida replica spudoratamente l’esercizio visivo e di tensione di Snake Eyes) e una manciata di sequenze degne di nota (la fuga usi tetti), non sono bastate a mantenere il tutto sulla linea di galleggiamento.

L’effetto domino ne è la conseguenza e la sensazione è di un film che sarebbe potuto essere e invece non è stato, lontano dall’accumulatore seriale di suspense al quale il regista ci ha abituato in passato.

Recensione tratta dal cinematografo.it

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