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Sport | 18 luglio 2019, 20:36

L’INTERVISTA: alla scoperta di Aurora Galli tra sacrifici, abitudini e rituali

L’INTERVISTA: alla scoperta di Aurora Galli tra sacrifici, abitudini e rituali

Il bagno di folla che le ha regalato il paese in cui è cresciuta, Tromello, è stato il giusto riconoscimento per lo splendido mondiale disputato. In tanti l’hanno aspettata domenica 14 luglio per poterla riabbracciare e per complimentarsi con lei per lo spettacolare percorso che l’ha vista protagonista insieme alle compagne. Aurora "Yaya" Galli si appresta a godersi ancora qualche giorno di vacanza prima dell’inizio della preparazione in vista della prossima stagione. Gli impegni e la voglia di relax non le hanno comunque impedito di rispondere alle nostre domande, incentrate sulla squadra del cuore, sui gesti scaramantici, sull’idolo calcistico e molto altro ancora.

Aurora che emozioni hai vissuto in Francia?

“E’ stata un’emozione incredibile. Certe cose potevamo solamente immaginarcele, ma una volta arrivate in Francia è come se fossimo state travolte da un vortice. Vincere la prima partita con il goal di Barbara Bonansea al 93esimo ci ha fatte saltare di gioia. Questo risultato ci ha dato la carica per proseguire in crescendo”.

Quale è stato il momento più bello?

“E’ difficile sceglierne uno. Ce ne sono stati tanti importanti, ma forse l’ingresso dalla panchina con successiva rete realizzata è stato il top”.

Tanti sportivi hanno dei gesti scaramantici prima delle partite, anche tu hai dei rituali portafortuna?

“Ne ho molti, troppi forse (ride). Sono la donna della scaramanzia. Il gesto più eclatante è che appena entro in campo striscio il piede destro sull’erba ed è un’azione che ho sempre fatto, anche quando giocavo con i maschietti. Gli altri rituali sono invece mettere la scarpa destra prima della sinistra, indossare lo stesso top ed eseguire il riscaldamento rimanendo collocata all’ultimo posto insieme a Cristiana Girelli”.

Giochi nella Juventus, ma qual è la tua squadra del cuore?

“Simpatizzo per l’Inter”.

Compatibilmente con i tuoi impegni, ti capita di recarti allo stadio per vedere le partite di calcio maschile?

“Spesso vado insieme alle mie compagne di squadra a vedere la Juventus perché abbiamo gli ingressi per assistere ai match sia di campionato sia di Champions League. Ad esempio, quest’anno, le partite casalinghe di Champions le ho viste tutte”.

Capita che succeda anche il contrario, ossia che i giocatori della Juventus vengano a vedervi?

“Poche volte. Hanno davvero tanti impegni. Giorgio Chiellini, però, viene spesso a vedere gli allenamenti, mentre gli altri diciamo che ci seguono da lontano”.

 Il paese in cui sei cresciuta, Tromello, ti ha regalato domenica sera un’accoglienza da star. Tra i vari striscioni che ti hanno dedicato, uno richiamava Andrea Pirlo. E’ il tuo idolo?

“E’ il mio punto di riferimento, una fonte di ispirazione, uno dei giocatori che ritengo più forti”.

L’hai mai conosciuto?

“Una sera ero fuori a cena con le compagne e lo abbiamo visto passare davanti al ristorante in cui eravamo. Ha alzato la mano per salutarci, ma non c’è stato niente di più”.

Facciamo un passo indietro. Hai iniziato a giocare a calcio da piccolina, c’è stato qualche familiare che ti ha trasmesso questa passione?

“Tutta la famiglia Galli è molto sportiva. Papà ha praticato vari sport tra cui il calcio, mamma ha giocato a pallavolo, mia sorella gioca tutt’oggi a pallavolo e mio fratello faceva calcio. Andando a vedere le partite di mio fratello, ho detto a papà che avrei voluto iniziare a giocare a calcio e, senza alcun tipo di problema da parte sua e di mamma, mi è stato permesso di praticarlo. Sono sempre stati i miei primi tifosi”.

La tua famiglia è riuscita a spostarsi in Francia per vederti da vicino?

“Mia sorella è venuta a vedermi nelle sfide contro la Giamaica, il Brasile e l’Olanda, papà e mamma sono stati in Francia praticamente per tutta la durata del mondiale, mentre mio fratello avendo il bar è stato costretto a fare avanti e indietro”.

 In altre nazioni europee c’è molta più attenzione nei confronti del calcio femminile. Secondo te, cosa sarebbe opportuno fare per ridurre questo gap?

“Abbiamo dimostrato al mondiale che nel nostro piccolo sappiamo fare grandi cose. Basterebbe quindi un impegno maggiore da parte di tutti, partendo da noi giocatrici fino ad arrivare alla federazione. A mio parere questo gap è stato ampiamente colmato e non dobbiamo farci delle paranoie per andare a giocare all’estero, dove il calcio, essendo da diverso tempo professionistico, ha una base di partenza migliore. Noi la stiamo creando e penso che tra qualche anno saremo allo stesso livello”.

Purtroppo il calcio in Italia non è professionistico, sei stata costretta nel corso di questi anni ad eseguire qualche lavoro, anche part-time, per poterti mantenere?

“Le squadre in cui ho militato, al di fuori degli allenamenti, non ci hanno mai permesso di lavorare. Ancor di più alla Juventus (squadra in cui Aurora milita ndr) dove, pur non essendo professioniste, ci trattano comunque come tali. Ci offrono qualsiasi cosa per mantenerci e noi riusciamo a vivere senza dover effettuare nessun lavoro extra”.

Hai disputato un mondiale super. Ora stai ricaricando le pile per l’inizio della prossima stagione?

“Ho ancora qualche giorno di vacanza fino al 26 luglio, dopodiché il 27 ci troveremo a Vinovo per le visite mediche ed il 28 partiremo per la preparazione in montagna”.

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