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Attualità | 28 luglio 2019, 10:34

Parole (in rete) che possono costare una denuncia

Diffamazione e istigazione a delinquere: ecco cosa si rischia

Parole (in rete) che possono costare una denuncia

Il web (dall’inglese world wide web, in italiano rete dell’intero mondo) e i social network sono diventati i mezzi di comunicazione più diffusi al mondo. Ogni parola pubblicata è immediatamente leggibile e consultabile da chiunque e in qualsiasi luogo. 

Questo mezzo di comunicazione, la cui potenza della diffusione dà anche molti vantaggi,  è diventato però terreno di numerosi abusi.
I comportamenti tenuti su internet sono tecnicamente chiamati “immateriali”, ma questa caratteristica non consente di tenerli immuni dalla possibilità di trasformarli in condotte penali e quindi di configurare reati penali perseguiti dalla magistratura.

Il reato maggiormente consumato su facebook è quello della diffamazione aggravata previsto dall’art. 595, comma terzo, del codice penale che prevede la pena della reclusione fino a tre anni; si concretizza quando una persona, comunicando con altre persone, offende la reputazione di una persona assente. 

La Corte suprema di cassazione, con la sentenza n. 2929 del gennaio 2019, ha nuovamente ribadito che  "la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso l'uso di una bacheca facebook integra un'ipotesi di diffamazione aggravata poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato, o comunque quantitativamente apprezzabile, di persone e tuttavia non può dirsi posta in essere col mezzo della stampa, non essendo i social network destinati ad un'attività di informazione professionale diretta al pubblico".
Un altro reato, ancora più grave, è quello dell’istigazione a delinquereprevisto dall’art. 414 del codice penale (modificato con aumento di pena nell’aprile 2015).

L’istigazione, quindi l’incitamento, si realizza quando un soggetto pubblicamente induce qualcuno a commettere uno o più reati. Il nocciolo del reato è l’elemento soggettivo che consiste nella volontà di commettere il fatto in sé, mentre è assolutamente irrilevante il motivo per il quale si è agito. Il codice penale distingue, sul punto, la punizione; se si tratta di istigazione a commettere delitti (ad esempio l’omicidio) la pena sarà quella della reclusione (carcere) fino a un massimo di cinque anni, mentre se si tratta di istigazione a commettere contravvenzioni la pena sarà una multa pecuniaria.

Ogni volta che scriviamo in pubblico (blog, facebook, twitter, instagram, ecc.) dobbiamo fare semplicemente attenzione. Prima di cliccare su “invio”, rileggiamo e pensiamo. La magica regola principale da seguire per vivere serenamente – e non solo nel mondo di internet – è quella dell’educazione, ovvero la capacità di comportamento sociale di una persona, a prescindere dal titolo di studio, dal ruolo sociale e dalle grandi o piccole capacità di ragionamento. In fondo, per ricordare una canzone memorabile di Vasco Rossi, “basta poco”, no? 

redazione online Vercelli

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