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Economia | 29 luglio 2019, 17:56

Economia stagnante e outlook poco rassicurante

L’economia italiana risulta essere stagnante e nemmeno le analisi Istat possono offrire una visione positiva nel breve periodo

Economia stagnante e outlook poco rassicurante

Che l’economia del Bel Paese sia stagnante non è una novità. A livello internazionale, i segnali di ripresa appaiono sporadici e nel complesso i dati hanno segnalato tendenze meno positive rispetto alle attese, sia nei paesi emergenti sia in quelli avanzati. A tutto ciò va a sommarsi un possibile rallentamento nell’area euro durante il secondo trimestre.

Queste sono le parole dell’Istat, riportate anche da Il Sole 24 Ore pochi giorni fa. Il mese scorso, l'indice del clima di fiducia dei consumatori ha mostrato una diminuzione significativa e anche la fiducia delle imprese ha registrato un peggioramento. In questo scenario, la disoccupazione sembra diminuire anche se resta decisamente alta rispetto agli altri paesi europei. Le cause e le notizie più aggiornate vengono riproposte anche su Trade.com nella trading central.

Disoccupazione in calo, anche se lieve

Come si nota dal grafico sottostante, la disoccupazione in Italia è in calo, ma soltanto leggermente. Il calo del tasso di disoccupazione in Spagna è decisamente impressionante e le politiche del governo spagnolo risultano essere decisamente efficaci.

Lo scenario per i più giovani è impietoso. Nella fascia d’età con meno di 25 anni, i giovani disoccupati italiani si attestano attorno al 30%, stabile durante il 2018. Nel caso spagnolo, il tasso di disoccupazione giovanile è migliorato drasticamente calando di ben 5 punti percentuale nello stesso periodo. Entro la fine del 2019, potrebbe essere migliore dell’Italia.

I grandi gruppi guardano all’estero

In questo scenario vi sono diverse componenti positive e meno positive. Nonostante il lieve calo della disoccupazione, la fiducia dei consumatori e delle imprese va ridimensionandosi e alcuni gruppi industriali guardano all’estero. Come si può rivedere nella trading central di Trade.com e in diversi quotidiani, i casi sono molteplici.

Il caso Arcelor Mittal si inserisce in una più grande crisi dell’acciaio a livello europeo ed entro settembre potrebbe riservare alcune sorprese, non necessariamente positive, per lo stabilimento di Taranto.

FCA produce meno Maserati a Torino anche se la produzione totale non è variata significativamente. Ciò significa che parte della produzione si è spostata altrove

   

 

Unilever ha scelto di spostare la produzione del dado Knorr in Portogallo rispetto all’attuale sede veronese.

Queste sono solo alcune delle scelte di grandi gruppi industriali che stanno guardando altrove. La perdita di know-how e il mancato trasferimento di conoscenze tecnologiche e manageriali potrebbero essere una causa e al contempo una conseguenza di questi eventi. Nel lungo periodo, il territorio potrebbe non essere in grado di rigenerarsi come nel passato e rischierebbe di rimanere esposto ad un rischio di obsolescenza rispetto ai mercati internazionali, come riportato da Paolo Bricco su Il Sole 24 Ore.

Gli scricchiolii si avvertono da tempo

E’ con queste parole che Paolo Bricco termina il suo articolo su Il Sole 24 Ore: ”Le multinazionali fanno bene all’economia italiana. […] Ma, oggi, il disimpegno è il punto di caduta di una tendenza di lungo periodo che ha visto ridurre i flussi di tecnologia e di competenze manageriali dall’estero verso le consociate del nostro Paese. Arrivano, quando rimangono ci credono meno e, a un certo punto, si disimpegnano. I boati prodotti da Arcelor Mittal, Whirlpool e Unilever e il volume all’improvviso abbassato di Maserati e Alfa Romeo non avvengono nel silenzio. Gli scricchiolii si avvertono da tempo.”

E’ proprio su questi scricchiolii che auspichiamo una più incisiva azione di governo.

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