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Territorio | 08 ottobre 2019, 23:59

Simone Lunghi un ragazzo che crede nell’avventura, nella sua terra, nel domani

"Credo nella vita, credo nelle mille possibilità che può offrire, nel provare e riprovare"

Simone Lunghi un ragazzo che crede nell’avventura, nella sua terra, nel domani

Simone Lunghi, da Vigevano, quarantotto anni, atleta, istruttore di canoa alla San Cristoforo a Milano. Personaggio dell’anno 2019 nei Milano città stato, Awards.

Un amore sconfinato per lo sport, natura, per l'ambiente e per la sua terra la Lombardia. E' chiamato anche "L’angelo dei Navigli”, da quando ha percorso in canoa tutti i canali che circondano Milano, provvisto di tenda da campeggio e bicicletta pieghevole, macinando 415 km di percorso in sette giorni.

Dalla Darsena, fino a Abbiategrasso con tavola, quindi il Naviglio di Bereguardo. Ritorno alla Darsena, per prendere il Naviglio Martesana che conduce fino a Cassina de’ Pomm e poi il Naviglio Pavese. Quindi tutto il Canale Villoresi sino all'Adda, per un percorso lungo 86 km, giusto per non farsi mancare niente.

Le imprese di Simone Lunghi, sono sul suo profilo fb e sugli altri sui canali. Tra le tante, nel suo giro dei Navigli milanesi, ce n'è una in particolare che colpisce. Un viaggio sbalorditivo, ripreso dall'alto tra la provincia di Milano e Varese, sorvolando il nostro territorio, partendo dalla Darsena di Milano, fino alla diga del Panperduto a Somma Lombardo, uno degli snodi idraulici più importanti della Lombardia. Un percorso di circa cinquanta chilometri che Simone Lunghi, ha completato in bicicletta, ma che un video realizzato grazie alle riprese di Google Earth mostra da una prospettiva inedita di un drone virtuale, con la collaborazione del fotografo Paolo Dalprato.

 

E partendo da qui, ho avuto il piacere di porre alcune domande a Simone.

 

Partiamo da Vigevano dove sei cresciuto. In quale zona e che ricordi ci sono?

 

Zona Pietrasana. I primi ricordi sono legati all’acqua del Ticino e della piscina Mondetti.

Per i picnic della domenica con la famiglia e ai miei “primi amori agonistici”: nuoto e pallanuoto”.

 

"Giochi senza frontiere", un caposaldo della programmazione estiva della Rai, ancora nel cuore di molti. Che esperienza è stata, la gioia di portare Vigevano sul podio più alto della Finalissima nel 1991. Che effetto ti fa vederli riproposti oggi?

 

Spesso raccontavo la mia esperienza a JsF in molti dicevano: ma che bello e che peccato che non lo facciano più. Giocammo due partite: la prima eravamo in casa e la sensazione fu quella di avere una città completamente solidale con noi. Quando poi tornammo vittoriosi dalla “finalissima” che incoronava i campioni della stagione rientrammo da eroi e fu una sensazione davvero indimenticabile. La mia ultima giustificazione al liceo portava come causa “partecipazione a Giochi Senza Frontiere” e nessun professore ebbe il coraggio di ribattere”.

 

C'è qualcosa che ti piacerebbe fare per la città in cui sei nato?

 

Mi piacerebbe fare una navigazione sul Naviglio Sforzesco e crearne un video promozionale per il territorio”.

 

Ami il territorio, dove sei nato e cresciuto, se dovessi invitare una persona a visitare Vigevano, come la convinceresti?

 

La Piazza Ducale, il Castello, il Parco del Ticino, tutto il sistema dei fontanili e delle marcite. Abbiamo paesaggi e storie che possono affascinare tantissimo. Ma sono hanno una bellezza molto intima che necessita di una narrazione studiata e coordinata”.

 

Da dove nasce questa passione, per lo sport e per l'ambiente?

Mio padre mi portava a fare picnic ogni domenica nel parco del Ticino e vedevo già quelle che adesso chiamo “le tracce dell’incivile civiltà”.

 

Che cosa ha lasciato l'esperienza del giro dei Navigli?

 

Un amore sconfinato per questo complesso sistema e la certezza che non esistono più mete sconosciute ma modi nuovi, tutti da inventare, per vivere le proprie avventure. Con una specie di bicicletta Graziella e un materassino sono riuscito a diventare famoso facendo scoprire la bellezza di un territorio”.

 

Quanto hai trovato inquinati i Navigli, quanto c'è da fare, e quanto possono regalare al turismo e al pubblico in generale?

 

Milano è un racconto bellissimo ma le pagine dei Navigli sono state strappate. Dobbiamo recuperarle e riprendere il racconto”.

 

Milano, anche se ora non sembra, ma è una città d'acqua con fiumi e navigli, navigabili per secoli, fino in centro, ora coperti dal cemento. Varrebbe la pena di riportarli alla luce e ridare loro vita e splendore, sull'esempio di Amsterdam?

 

L’acqua è stata vissuta per decenni come un corpo estraneo. L’abbiamo inquinata e quando è stata resa, impresentabile l’abbiamo nascosta sotto il tappeto di cemento, come fosse polvere. Ora in tempo di Climate Change la sfida è riuscire a capire, e far capire, che le differenzazioni tra i vari oceani e i mari sono tutte artificiali. Viviamo su un mare di acqua e siamo tutti sulla stessa barca”.

 

Percorrere i Navigli a tratti in canoa e bici e poi rivederlo ripreso dall'alto, che sensazione si ha?

 

Quella di essersi inventati un nuovo modo di “esplorare” il territorio”.

 

Quali sono i progetti futuri di Simone Lunghi e Paolo Dalprato, il fotografo che ti ha aiutato a immortalare questa impresa?

 

Adesso devo rendere il favore a Paolo e aiutarlo a far capire le potenzialità della tecnologia del “drone virtuale”.

 

Un pensiero per riprendere con lo stesso progetto di circumnavigazione e la stessa tecnologia del drone virtuale, Vigevano dall'alto?

 

E’ uno dei miei progetti. Siamo abituati a immaginare Milano come una città d’importanza europea e la nostra regione come una terra fertile. In realtà le nostre terre non erano particolarmente fertili e il paesaggio in cui siamo abituati a vivere è frutto del grandissimo lavoro con cui i nostri antenati hanno plasmato il territorio rendendolo ospitale e adatto all’agricoltura grazie all’incredibile opera di bonifica che ha permesso di portare l’acqua in eccesso dove ce ne era bisogno”.

Paola Montonati

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