/ Economia

Economia | 24 ottobre 2019, 11:36

Come spendere meno e ottenere risultati: breve storia dell’Atalanta

L’Atalanta negli ultimi 9 anni ha ottenuto una serie di importanti successi, che oggi la rende una delle squadre più importanti e temibili della Serie A

Come spendere meno e ottenere risultati: breve storia dell’Atalanta

L’Atalanta negli ultimi 9 anni ha ottenuto una serie di importanti successi, che oggi la rende una delle squadre più importanti e temibili della Serie A. Il motivo di tutto ciò, secondo l’Insider, sta nella gestione di Antonio Percassi, che dal 2010 è dirigente della squadra. Del resto i successi della nuova gestione sono sotto gli occhi di tutti, visto che lo scorso anno l’Atalanta è arrivata terza nella classifica di serie A, in finale in Coppa Italia e si è guadagnata un posto in Champions. Frutto di spese pazze i investimenti? No di certo, dietro a questi risultati c’è una gestione oculata, che ha permesso ad una piccola squadra di provincia di cogliere i numerosi frutti di un lavoro ben fatto, compresi gli oltre 24 milioni di utile del bilancio 2018.

Dal 2010 in serie A
Eppure l’inizio dei questa storia non sembrerebbe dei più rosei. All’arrivo di Antonio Percassi all’Atalanta la squadra era appena stata retrocessa in B, nonostante il valore della rosa di giocatori disponibile. La rivalsa è arrivata già nella stagione 2010/2011: l’Atalanta vince il campionato di serie B e viene promossa in serie A, dove è ancora oggi, con alterne vicende e numerosi successi. La scalata non è stata facile, ma lo scorso anno il team ha festeggiato il terzo posto in Serie A, insieme con numerosi altri successi e partecipazioni alle coppe internazionali. Per chi ha cominciato dal nulla, dalla provincia, si tratta di un vero e proprio sogno. Realizzato attraverso il gioco di squadra e le scelte coerenti della dirigenza. Che ha saputo, e sa, gestire al meglio le plusvalenze, investire nei giocatori “giusti”, lavorare con il settore giovanile.

Tre anni di bilancio in attivo
Anche questo dimostra quanto la dirigenza atalantina sia in grado di fare le cose al meglio. I bilanci 2016-2017 e 2018 sono in attivo. Nel corso del triennio sono riusciti ad ottenere più di 50 milioni di utile; si tratta di cifre significative, soprattutto se le si confronta con la realtà di altre squadre italiane, comprese quelle più blasonate. La grafica de l’Insider
AGGIUNGERE QUI INFOGRAFICA
permette di visualizzare al meglio gli eventi dei 9 anni di Percassi alla dirigenza della squadra bergamasca, con qualche suggerimento sulle motivazioni che hanno portato alla realtà odierna. Per avere un bilancio in attivo è fondamentale non spendere in modo eccessivo per l’acquisto di nuovi giocatori, ma soprattutto gestendo al meglio le plusvalenze.

Da dove arrivano i ricavi dell’Atalanta
Nell’arco di 9 anni si tratta di oltre 700 milioni di euro di fatturato globale. Di questi circa il 25% deriva direttamente dalle cessioni dei giocatori. Alcuni sono nomi ben noti, acquistati per cifre non elevate, rivenduti con plusvalenze significative, anche oltre i 30 milioni di euro come nel caso di Bastoni, o di 27 milioni di euro come è avvenuto per Gagliardini, ceduto all’Inter. Chiaramente la base dei ricavi deriva anche dalla vendita di alcuni giocatori delle giovanili, ma non solo. Come avviene per tutte le altre squadre anche la gestione dei prestiti dei giocatori, le sponsorizzazioni e i diritti TV fanno la loro parte, come avviene anche in altri sport, così come la partecipazione ai tornei di livello internazionale. Cosa che fa sperare ancora meglio per il bilancio dell’anno in corso, visto che ora l’Atalanta gioca anche in Champions: significa guadagni derivati dalla qualificazione, più aumento delle entrate correlate alla vendita dei diritti televisivi.

Un esempio da seguire
Ciò che più impressiona, come dicevamo, è il confronto fra gli ultimi bilanci dell’Atalanta e quelli di altre squadre di serie A, anche tra le cosiddette “maggiori”. È infatti noto a tutti che alcuni tema tendono a prediligere politiche di spesa intensa per l’acquisto dei giocatori, nell’intento di migliorare la prestazione generale della squadra. Purtroppo non è però detto che questa strategia sia la migliore possibile, anzi. Anche se alcuni giocatori di caratura elevata possono di certo trascinare la performance di una squadra, non è sempre così. Il calcio è un gioco di squadra, in alcuni casi il grande campione da solo non può dare tutte le soddisfazioni che si perseguono. Oltre a questo per poter assorbire spese elevate, come quelle necessarie per l’acquisizione di alcuni nomi importanti, occorre poi rinunciare ad altro.



ip

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore