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Economia | 08 settembre 2025, 07:00

Parla il giornalista Enzo Bucchioni: calcio italiano in crisi, colpa dei metodi d'insegnamento

Parla il giornalista Enzo Bucchioni: calcio italiano in crisi, colpa dei metodi d'insegnamento

Negli ultimi anni il giornalista Enzo Bucchioni ha più volte richiamato l’attenzione sul declino del calcio italiano, sottolineando come le radici della crisi affondino nei settori giovanili. Durante un intervento su Radio Sportiva, Bucchioni ha ribadito che il problema si trascina da almeno vent’anni, senza che la FIGC sia riuscita a mettere in campo delle soluzioni concrete ed efficaci. Secondo lui, il nodo centrale riguarda i metodi d'insegnamento adottati dalle società, e la critica è la seguente: tali metodologie sono legate a logiche superate, che non permettono ai ragazzi di sviluppare quelle capacità tecniche e quella rapidità di gioco ormai indispensabili per competere a livello internazionale.

Dalla cessione di Retegui ai dilettanti

Il giornalista ha sottolineato come la recente cessione di Mateo Retegui in Arabia rappresenti un campanello d’allarme da non sottovalutare. Retegui, che aveva anche conquistato la maglia della Nazionale Italiana, rischia di svalutarsi e di non avere più le caratteristiche per vestire l'azzurro, causando un danno al sistema calcio italiano. La cessione di Retegui, dunque, è il segnale di un sistema incapace di trattenere i giocatori di qualità, e di garantire un ricambio generazionale adeguato.

Un altro punto dolente riguarda le società dilettantistiche, che costituiscono la base su cui si regge l’intero movimento. In questi contesti, i giovani dovrebbero trovare un ambiente stimolante, dove poter imparare divertendosi, sviluppando gradualmente le proprie capacità. Come accaduto a fenomeni del calibro di Roberto Baggio, giusto per citare un campione della "vecchia guardia". Bucchioni sostiene invece che i ragazzi vengono spesso sottoposti a pressioni eccessive, con gli allenatori e i dirigenti più preoccupati del risultato che della crescita dei calciatori. Questo porta ad un numero elevato di abbandoni, soprattutto tra coloro che non mostrano un talento evidente sin da subito: un problema che priva il calcio italiano di giocatori che, con il tempo, avrebbero potuto maturare qualità importanti.

Il problema della gestione dei vivai

Bucchioni ha poi posto l’accento sulla mentalità con la quale vengono gestiti i vivai. Le società italiane, a suo avviso, dedicano troppe energie alla conquista dei trofei giovanili e troppo poche alla crescita formativa dei ragazzi. Nei tornei giovanili, l’obiettivo principale dovrebbe essere il miglioramento individuale e collettivo, mentre in Italia si privilegia la vittoria immediata, trascurando aspetti fondamentali come la tecnica, la gestione della palla e la comprensione del gioco.

All'estero i top club coltivano con cura i propri giovani, anche a costo di lasciarli nelle Academy. Nel Regno Unito, ad esempio, squadre come il Manchester City impiegano i propri Under 21 in tornei di livello come l'EFL Trophy, descritto nel dettaglio dalla piattaforma di scommesse calcio di Betway. Non con l’obiettivo di vincere, ma di far crescere i propri talenti in erba.

Oltre i confini tricolori la situazione appare dunque molto diversa. In Paesi come la Spagna, la Germania, la Francia e la già citata Inghilterra, i settori giovanili sono impostati su criteri moderni e ben definiti: lo sviluppo tecnico, la rapidità di gioco e la formazione globale del calciatore. I giovani stranieri, già a 17 o a 18 anni, arrivano in prima squadra con una preparazione superiore, sia dal punto di vista fisico che mentale.


 






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