Ripercorrere le complesse vicende che hanno investito il confine orientale nel dopoguerra, ricordare l’esodo delle popolazioni istriane, giuliane e dalmate dalle loro terre e le vittime delle foibe attraverso il focus storico del Prof. Roberto Spazzali, storico, docente e pubblicista italiano, specializzato nell'analisi delle dinamiche politiche, sociali e istituzionali della Venezia Giulia nel corso del XX secolo.
Un istinto profondo di vita ha indotto gli Istriani a lasciare, a rinunciare alla loro terra, alle loro case, ai loro averi, a tutto quanto costituiva la loro esistenza, perché un altro istinto, pure profondo, un istinto nazionale, li ha spinti verso l'Italia.
Con questa citazione del poeta gradese Biagio Marin, che riassume il dramma e le motivazioni dell'esodo giuliano-dalmata e descrive la dolorosa scelta degli esuli, combattuti tra l'attaccamento alla propria terra e un forte senso di identità nazionale italiana, il Prof. Roberto Spazzali ha aperto la sua ricostruzione storica, momento centrale delle celebrazioni del Giorno del Ricordo, svoltesi stamane a Pavia, in memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra.
Nell’Aula magna del Collegio di merito Ghislieri, davanti a circa 200 studenti degli istituti secondari pavesi, il Prefetto, Francesca De Carlini, il Sindaco, Michele Lissia e il Presidente della Provincia, Giovanni Palli, hanno condiviso il senso della celebrazione sottolineando la valenza storica di questo momento istituzionale che ricorda uno degli epiloghi più amari delle guerre mondiali e la vicenda storica ed umana degli italiani del confine nord orientale dalla fine della seconda guerra mondiale, rimasta per decenni in una zona d’ombra da cui è uscita solo a partire dalla fine del secolo scorso. Troppo spesso sentiamo ripetere che le guerre, le stragi, gli eccidi esistono da quando esiste l’uomo e sempre esisteranno, oscurando invece il ruolo fondamentale della Storia, che deve restituirci speranza, consapevolezza e convinzione che il futuro è da costruire e nulla è stato già scritto e sancito. Dobbiamo sempre ricordare che le nostre azioni, anche le più piccole ed insignificanti, hanno un senso. Dobbiamo agire, pensare ed esprimere le nostre idee sapendo che possiamo contribuire anche noi ad un mondo migliore.
I fatti storici non sono solo una lunga sequela di guerre, soprusi e stragi. Popoli ieri contrapposti ed in guerra oggi vivono in pace, quali cittadini di Stati reciprocamente amici. Cerchiamo di migliorare i nostri pensieri e di riacquistare fiducia nel mondo, con la conoscenza oggettiva della Storia, così il Prefetto De Carlini in un passo del suo intervento.