FESTIVAL DI SANREMO - 05 marzo 2026, 11:15

Grande successo per Sanremo FestivArt, l’esposizione artistica collettiva diffusa che accende i fari oltre l’Ariston

Mentre la febbre sanremese è ancora alta e il dibattito sul podio, gli ascolti e le visualizzazioni impazza tra tv e rete, c’è un racconto connesso che colora i contorni di questo Festival.

Osservando i verdetti su trasmissioni televisive, radiofoniche e titoli di giornale, c’è infatti un’iniziativa culturale che dimostra di aver vinto e convinto: Sanremo FestivArt 2026.
L’esposizione artistica collettiva diffusa, ispirata alle icone della musica italiana, con opere originali che hanno dipinto la partitura urbana della città dei fiori. E già questo basterebbe a meritarsi un plauso. Ma sono i principi sottesi all’evento che trasformano quest’ottima intuizione in un progetto di grande valore.

L’iniziativa, infatti, ha spostato di quel tanto che basta i fari abbaglianti del palco più famoso d’Italia nelle zone d’ombra. Senza sottrarre luce a nessuno, ma anzi moltiplicandola. Un percorso che accompagna il visitatore attento (ovvero quel pubblico sensibile alla bellezza e non solo al selfie usa-e-getta per intenderci) dai punti nevralgici della kermesse (dinnanzi all’Ariston e al palco Suzuki, ad esempio), passando per il mitico Casinò dove tutto ebbe inizio, fino ad addentrarsi nella Pigna, il nucleo storico e arroccato della città, sovente escluso dalle belle narrazioni. La Pigna, un luogo dalle molteplici contraddizioni, sospeso tra scomodo passato e potenziale futuro, in cui eventuali, fievoli e individuali tentativi di espressione artistica avevano un impatto e una durabilità comparabili alla frettolosa discesa di un carrugio. Parliamoci chiaro: durante l’evento mediatico più grosso d’Italia, addetti ai lavori, visitatori e curiosi non passavano tempo dietro cose “piccole”, troppo presi da vip, telecamere e grandi scoop.

Ed è proprio alla ricerca di questo cambio di paradigma che si inserisce l’iniziativa Sanremo FestivArt, un progetto firmato FabbrichiAmOrizzonti, laboratorio urbano-umano di azioni materiali-immateriali, il cui nome fa già apprezzare la natura. La costruzione di un’orchestra polifonica di strumenti come intelletto, fantasia, pennelli e olio (di gomito e su tela) ha portato singole voci a unirsi in un suono corale. Che fa rumore, parafrasando un titolo vincitore del Festival. Un bel rumore in grado di svalicare le porte storiche del borgo per fondersi con suoni e risonanze della città nuova.

Di fatto, un collettivo di artisti, creativi, pensatori. Dirigono l’orchestra Alessio Proietti e Valentina Martini, due celebrities sui loro reciproci palchi, che a quattro mani sperimentano un’armonia cromatica da disco d’oro. Il leone rampante su palma, di fatto, l’hanno già vinto. E con loro la comunità e l’amministrazione che hanno creduto nel progetto. Un’energia così artistica, collettiva e diffusa come quella di quest’anno non c’era mai stata prima. Non resta che attendere la prossima edizione che saprà ancora colorare virtuosamente Sanremo, trovando il giusto equilibrio tra luci e ombre, come sanno fare i grandi artisti.