In agricoltura la semina richiede tempo per trasformarsi in raccolto. Lo dimostra l'associazione Lomellina Terra di Riso che, dopo il percorso avviato nel 2024 per promuovere la cultura risicola locale, evolve oggi in un marchio collettivo.
Un’alleanza strategica tra sette aziende agricole - Cascina Alberona, Cascina Mora Bassa, Cascina Bosco Fornasara, Marta Sempio Riso, Azienda Agricola Zerbi, Azienda Agricola Massino e Azienda Agricola Santa Maria e il Comune Lomello - nata per garantire riconoscibilità commerciale del prodotto e guidare il consumatore verso l’identificazione di una filiera d'eccellenza: i risi della Lomellina
Le realtà coinvolte esprimono esperienze diverse per dimensione e impostazione colturale, ma hanno un obiettivo comune: restituire valore alla biodiversità di un distretto che da solo genera il 20%della superficie coltivata e il 30% della produzione a livello nazionale. Un impegno che si traduce nel miglioramento sistematico di ogni fase del ciclo produttivo, dall’adozione di pratiche agronomiche sostenibili – come le rotazioni colturali e l’agricoltura biologica oltre alla sommersione invernale, che preservano l’equilibrio del suolo e la biodiversità – alle tecniche di lavorazione, come la minima lavorazione del terreno e i sovesci, che garantiscono un ridotto impatto ambientale. Altrettanto determinante per le aziende associate la ricerca, il recupero e la custodia di sementi storiche e cultivar identitarie, al fine di salvaguardare un patrimonio genetico unico e strettamente legato alle radici del luogo. Infine, gli accordi interni tra i soci consentono di mantenere le lavorazioni sul territorio, ridurre gli spostamenti e rendere la filiera corta una realtà concreta.
Lomellina Terra di Riso è un progetto nato per rafforzare la riconoscibilità dell’area da cui provengono i risi del territorio, attraverso un’identità visiva forte, un packaging contemporaneo e strumenti commerciali condivisi, pensati per sostenere e valorizzare l’intero tessuto produttivo locale, che conta quasi 1.000 aziende nel comprensorio.
Il packaging trova espressione nella grafica della scatola, che traduce in un segno essenziale e riconoscibile due elementi fondanti del territorio: da un lato la risaia, rappresentata dai colori che mutano nel corso delle stagioni; dall’altro i castelli, presenza diffusa e identitaria che ha valso alla Lomellina l’appellativo di “piccola Loira”. Un linguaggio visivo attuale che non rinuncia al racconto, ma lo rende immediato e leggibile già dallo scaffale.
Lomellina Terra di Riso è anche un’iniziativa articolata su 16 mesi che punta a promuovere il prodotto e la Lomellina attraverso eventi aperti al pubblico e dedicati alla stampa, degustazioni e attività di scoperta della vocazione turistica locale. Un marchio collettivo “parlante” attraverso il quale queste aziende dichiarano con chiarezza l'origine di ogni chicco e la comunità che lo sostiene: LOMELLINA TERRA DI RISO - Fatto con passione, in Lomellina.
C’È RISO E RISO
In Lomellina il riso non è una materia prima, ma un linguaggio. A partire da questa consapevolezza nasce la prima selezione del marchio collettivo Lomellina Terra di Riso, che riunisce inizialmente sette varietà rappresentative del territorio.
Il Carnaroli, nelle sue quattro declinazioni che sono Classico, Biologico, Generico e Semilavorato: ha un chicco corposo, con un assorbimento lento e la capacità di restare integro. La sua rinascita - come protagonista di piatti gourmet a livello internazionale - parte proprio da questo territorio, anche grazie alla lungimiranza dell’Ente Nazionale Risi.
Il Vialone Nano, più corto e quasi tondeggiante, è un riso di alta qualità, ricco di amido ma soprattutto di storia: è considerato il primo riso da risotto italiano. La sua coltivazione è resa possibile dalla presenza dei fontanili, che consentono una maturazione lenta e una qualità elevata.
Le varietà storiche Rosa Marchetti e Lomello: il primo apprezzato per la rapidità di accrescimento in campo e la grande duttilità in cucina; il secondo recuperato localmente da un’unica azienda custode del seme in purezza, con il territorio lomellino come esclusiva area di produzione. Un riso da risotto che richiama, per comportamento, Arborio e Carnaroli.
Accanto a queste, la Lomellina esprime altre varietà che potranno progressivamente rientrare sotto l’egida del marchio collettivo.
L’Apollo e lo Iarim, dai chicchi lunghi e sottili, introducono una dimensione più aromatica e floreale, che richiama il Basmati e apre a utilizzi diversi, dai contorni ai piatti freddi fino al riso in bianco.
I risi rossi e neri — come Ermes, Risrus, Venere e Penelope — uniscono aromaticità e valore nutrizionale: ricchi di microelementi come ferro, zinco e magnesio, oltre a polifenoli e antociani. I chicchi restano consistenti, senza cremosità, e sviluppano profumi di pane tostato e nocciola, ideali in abbinamento a verdure, legumi, pesce e carni bianche.
Non esiste quindi “il riso della Lomellina”, ma un andar “di riso in riso” scoprendo le singole aziende produttrici e come cambia - del prodotto - consistenza, profumo e comportamento in cucina.
LA MESOPOTAMIA LOMBARDA TRA STORIA E RISAIE
La Lomellina si definisce anzitutto attraverso i suoi confini naturali: un terrazzo di pianura stretto tra i corsi del Po, del Ticino e della Sesia. È proprio questa identità fluviale ad averne scolpito nei millenni il paesaggio e il destino, meritandole l'appellativo di "Mesopotamia lombarda". Dove un tempo regnava un fitto intreccio di boschi di latifoglie, aree palustri e dossi sabbiosi, oggi si distende un mosaico dove cielo e terra si confondono nello specchio d’acqua delle risaie. Sebbene la storia antropica dell'area affondi le radici nelle popolazioni celto-liguri e nel prestigio romano e medievale di Lomello, è sotto l'amministrazione dei Visconti e soprattutto degli Sforza che il territorio traccia il suo profilo moderno. Nel XV secolo, la Lomellina vive il suo massimo splendore: i signori di Milano trasformano i castelli da fortezze difensive in residenze di pregio, portando con sé la nobiltà milanese.
È proprio in questo periodo che si diffonde la coltivazione del riso in questa area e in tutta l’Italia settentrionale, grazie a Galeazzo Maria Sforza, che ne promuove l’introduzione anche nel ferrarese, e a Ludovico il Moro, che incarica Leonardo da Vinci di riorganizzare i sistemi irrigui.
Questa innovazione, insieme a quella del gelso per la bachicoltura, segna una rivoluzione radicale: il paesaggio viene ridisegnato per accogliere la risaia, una risorsa produttiva che ha saputo convertire le antiche zone umide in un motore economico senza eguali. L'introduzione della risicoltura, infatti, ha modellato non solo il terreno, ma anche la società e le sue strutture. Sorgono i complessi rurali a "corte chiusa", le cascine, centri nevralgici di una vita contadina organizzata e laboriosa che ancora costituiscono l’ossatura produttiva di qualità del territorio.
Parallelamente, questo ambiente pur antropizzato ha creato un ecosistema unico: le risaie inserite nelle aree protette del Parco del Ticino e soprattutto della Zona di Protezione Speciale “Risaie della Lomellina”, la più grande d’Europa, ospitano oggi la maggiore concentrazione di ardeidi a livello europeo. Aironi, nitticore e garzette trovano rifugio tra le famose garzaie attraversate da rogge e piccoli torrenti, confermando come l'opera dell'uomo sia riuscita a mantenere un equilibrio prezioso tra produzione e conservazione naturale.
IL BUONO DEL RISO
Il riso bianco, nelle principali varietà è composto prevalentemente da carboidrati complessi, che rappresentano circa il 75–80% del chicco. La quota proteica oscilla mediamente tra il 6% e l’8%, mentre l’apporto di fibre è marginale, attestandosi tra lo 0,5% e l’1%. La componente lipidica è molto contenuta, generalmente inferiore all’1%. Il valore energetico medio si colloca intorno alle 330–360 kcal per 100 grammi.
L’assenza naturale di glutine lo rende idoneo a regimi alimentari specifici; in alcune varietà, come l’Apollo e lo Iarim, l’indice glicemico risulta più contenuto rispetto alle tipologie tradizionali grazie al suo più alto contenuto di amilosio, idoneo per gli sportivi e soprattutto per diabetici . Il riso bianco apporta minerali quali potassio e fosforo, oltre a magnesio e vitamine del gruppo B.
La densità nutrizionale aumenta sensibilmente nelle tipologie integrali: la conservazione del pericarpo garantisce un contenuto più elevato di fibre, fondamentali per modulare ulteriormente l’assorbimento glicemico e prolungare il senso di sazietà, oltre a preservare una maggiore concentrazione di vitamine del gruppo B e micronutrienti come ferro e zinco.
Le varietà pigmentate – rosse e nere – si distinguono infine per la ricchezza di composti antiossidanti. Queste sostanze, responsabili della colorazione intensa del chicco, contribuiscono alla protezione cellulare dallo stress ossidativo.
IL RISO IN ITALIA E NEL MONDO
Nel panorama agricolo italiano, il riso occupa una posizione particolare: pur non essendo la coltura cerealicola più diffusa in termini di superficie o volumi complessivi – primato che spetta a frumento, mais e orzo – rappresenta uno dei comparti a più alto valore aggiunto per ettaro, grazie a varietà di eccellenza destinate anche all’alta gastronomia. Con circa 230.000 ettari coltivati e una produzione annua di 1,5 milioni di tonnellate, l’Italia è oggi il primo produttore di riso in Europa, coprendo oltre il 50% dell’intera produzione dell’Unione. Un primato che si concentra in modo significativo nel Nord-Ovest: oltre il 90% del riso italiano nasce infatti nel triangolo tra le province di Pavia, Vercelli e Novara, con la Lomellina tra i principali poli produttivi nazionali (30%).
In questo territorio si contano circa 1.500 aziende risicole, oltre l’80% di quelle attive nell’intera provincia di Pavia, prima provincia risicola d’Italia e d’Europa. La Lomellina dedica oltre 63.000 ettari alla coltivazione del riso e, in molti comuni dell’area, l’attività risicola rappresenta fino al 90% della produzione agricola locale. Si tratta di un tessuto produttivo composto in larga parte da aziende medio-piccole e storiche, come quelle che hanno scelto di unirsi nel partenariato del progetto, con l’obiettivo di valorizzare origine e qualità del prodotto. A livello globale, la produzione mondiale è quasi interamente concentrata in Asia – che da sola copre circa il 90% del raccolto – con Cina e India stabilmente ai primi posti per volumi, entrambe con produzioni annue che superano i 200 milioni di tonnellate.
E se esiste una distanza abissale tra i numeri della produzione asiatica e quella europea, il modello italiano si distingue per qualità e biodiversità varietale, con oltre 200 cultivar coltivate. In questo scenario, i risi della Lomellina non competono sulla quantità, bensì sul valore: qualità organolettica, sostenibilità delle pratiche agricole e tracciabilità dell’origine rappresentano oggi i principali elementi di competitività sul mercato nazionale e internazionale.
I SOCI DI LOMELLINA TERRA DI RISO
Cascina Alberona: Azienda d'eccellenza focalizzata sulla stagionatura del Carnaroli Classico, situata a Mortara e gestita dalla famiglia Ferraris su un'estensione di 130 ettari; produce riso di alta gamma, mais e pioppi con vendita diretta in loco.
Cascina Mora Bassa: Storico insediamento rurale a Vigevano di proprietà della famiglia Dondena, l'azienda integra risicoltura (circa 40-50 ettari) e agriturismo, producendo riso, mirtilli e prodotti ortofrutticoli destinati allo spaccio aziendale e all'ospitalità.
Cascina Bosco Fornasara: Pioniera dell'agricoltura biologico-rigenerativa a Nicorvo, gestita da Roberto Marinone e Ilena Maran su 50 ettari; produce varietà antiche come Rosa Marchetti con tecniche che favoriscono la biodiversità e la fertilità naturale del suolo.
Marta Sempio Riso: Grande realtà biologica estesa su 900 ettari complessivi tra Valeggio (sede principale) e altre località, guidata dalla famiglia Sempio; si distingue per la produzione di riso Carnaroli Classico e Grancavour senza l'ausilio di chimica di sintesi.
Azienda Agricola Zerbi: Realtà a Pieve Albignola condotta dalla famiglia Zerbi su 130 ettari; produce riso (Carnaroli, Arborio) lavorato artigianalmente, associando alla vendita diretta un'offerta agrituristica ricca di piatti della tradizione lomellina.
Azienda Agricola Massino: Azienda di Sartirana Lomellina specializzata in risicoltura a basso impatto ambientale su 240 ettari gestiti dalla famiglia Massino; produce riso Carnaroli Classico e Vialone Nano destinato prevalentemente al settore Horeca, puntando sulla riduzione delle lavorazioni del terreno.
Azienda Agricola Santa Maria: Azienda innovativa tra Mede e Lomello condotta dalla famiglia Cisco - Meschini su 260 ettari da oltre 50 anni; oltre a Vialone Nano e Apollo produce la varietà storica Lomello, recuperata con un lavoro di ri-selezione durato 5 anni.
LE 5 LINEE GUIDA DI PRODUZIONE DI LOMELLINA TERRA DI RISO
Areale di produzione La produzione è circoscritta alla Lomellina, territorio risicolo ad alta biodiversità e sostenibilità, caratterizzato da un contesto ambientale riconosciuto e da pratiche agronomiche più restrittive rispetto ad altre aree.
Metodo di coltivazione Il riferimento tecnico adottato è quello dell’agricoltura rigenerativa, finalizzata alla tutela della fertilità del suolo, alla riduzione dell’impatto colturale e al miglioramento della resilienza agronomica del sistema produttivo.
Interventi colturali e ambientali Sono previste lavorazioni ridotte o non lavorazione, introduzione di cover crops e colture intercalari, progressiva integrazione di fertilizzanti organici certificati, rotazione quinquennale, sommersione invernale, mantenimento delle stoppie e inserimento di elementi utili alla biodiversità.
Interventi di scala sociale Le aziende aderenti si impegnano al rispetto della qualità del lavoro attraverso l’adesione alla Rete lavoro agricolo di qualità, all’applicazione dei principi di sostenibilità sociale e alla valorizzazione della cultura risicola anche tramite lo sviluppo delle fattorie didattiche.
Centralizzazione della trasformazione e controllo qualità Il prodotto raccolto ed essiccato da ciascuna azienda viene conferito all’azienda Ferraris Luigi, presso Cascina Alberona, dove viene sottoposto a un ciclo di lavorazione controllato e standardizzato. L’obiettivo è ottenere un riso di qualità superiore, con meno dell’1% di chicchi rotti, confezionato sottovuoto e identificato con varietà, lotto e scadenza.