Specifiche alterazioni del microbioma intestinale possono identificare precocemente individui a rischio di sviluppare la malattia, anche prima della comparsa dei sintomi, inclusi soggetti portatori di varianti del gene GBA1.
È questo l'esito di una ricerca pubblicata nei giorni scorsi su Nature Medicine. Lo studio è uno dei risultati del progetto di ricerca “Parkinson Microbioma”, finanziato da Aligning Science Across Parkinson’s e dalla Michael J. Fox Foundation, e coordinata dal professor Anthony Schapira del prestigioso University College of London, coinvolgendo un ampio consorzio internazionale di cui fanno parte anche il Centro governativo tedesco per le malattie neurodegenerative DZNE e l’Istituto Nazionale per la ricerca agro-alimentare INRAE di Parigi. .
In Italia, lo studio è stato condotto presso la Fondazione Mondino IRCCS di Pavia da un team guidato dal professor Fabio Blandini, con il coordinamento clinico della Dott.ssa Micol Avenali. Ha inoltre contribuito alla raccolta dei dati, in qualità di centro satellite, l’Azienda Unità-Sanitaria Locale IRCCS di Reggio Emilia.
Lo studio, ora concluso, ha rivelato che le alterazioni del microbioma intestinale possono identificare individui a rischio, sia geneticamente che non geneticamente, nella popolazione generale che potrebbero progredire verso la malattia di Parkinson, fungendo quindi da marcatore precoce dello sviluppo della malattia nella fase pre-sintomatica.
Questo sviluppo è un traguardo importante nella ricerca sulla Malattia di Parkinson in quanto potrebbe portare a individuare nuove strategie preventive per il Parkinson agendo sull'intestino.
Link all'articolo:
https://www.nature.com/articles/s41591-026-04318-5