(Adnkronos) - Le senatrici del campo largo rispondono presente alla chiamata alle armi della collega di Italia viva Raffaella Paita: oggi tutte in aula con la minigonna per continuare a stigmatizzare le parole del vicepremier Antonio Tajani. Prima una foto a favore di telecamera, in cui si vedono esponenti del Pd, ma anche di Avs e Movimento 5 stelle, oltre ovviamente a quelle del gruppo di Matteo Renzi. Poi la protesta in aula, che genera più di qualche polemica.
A prendere la parola per prima è la capogruppo renziana, nonché ideatrice della 'rivolta'. La libertà, dice Paita in apertura di seduta, "non passa solo dai vestiti". Non ci sta in primis il presidente Ignazio La Russa: "Mi pare che nessuna dichiarazione abbia detto che è vietato alle donne vestirsi come credono", dice prima di spiegare che era stato già detto alla senatrice di Iv che sull'argomento sarebbe dovuta intervenire a fine seduta e non dopo. Si rumoreggia, e quindi via agli altri interventi. C'è Valeria Valente, del Partito democratico, che mette in luce come "Tajani dopo 24 ore è stato costretto a scusarsi per le sue parole vergognose. Oggi sono arrivate quelle ancora più vergognose di Roberto Vannacci e cosa ancora più grave, una donna che ha rotto il tetto di cristallo in politica, non ha preso le distanze e ha licenziato le parole di Tajani come uno scivolone. Questa è la cultura di questa destra che reputa una scivolata affermazioni gravissime che denotano una subcultura patriarcale". Per Julia Unterberger, presidente del gruppo delle Autonomie, "il ministro Tajani per un quarto d'ora ha parlato con stereotipi degli anni '50 come quelli della donna in funzione degli uomini. E' questo il problema".
Dai banchi della maggioranza è la senatrice della Lega Stefania Pucciarelli a intervenire: "Una frase fuori posto può capitare a chiunque, lo stesso vale per la presidente Meloni che non ha bisogno di uscire con dichiarazioni su questo, visto che ha dimostrato di essere vicina alle donne con atti concreti. Voi parlate di libertà delle donne ma perché non fare la battaglia per quelle donne che sono prigioniere dei loro mariti e non possono partecipare alla vita del paese? Per motivi religiosi acconsentite che ci siano schiave in Italia, anche della poligamia. La serietà vorrebbe che veniste con noi a combattere contro il burqa". Per Forza Italia parla Roberto Rosso: "Questo dibattito arriva fuori tempo massimo perché il ministro Tajani ha già chiarito il senso delle sue dichiarazioni estrapolate da un discorso molto più articolato. Ha spiegato di non aver mai voluto offendere le donne e di non averlo mai fatto nella sua vita, né privata né pubblica. Mi stupisco piuttosto che in quest'aula non sia stato fatto un analogo dibattito quando il ministro Tajani ha nominato due donne come ambasciatori di Iran e di Afghanistan. Paesi in cui, lì sì, i diritti delle donne vengono calpestati. E lo ha fatto anche per rimarcare il fatto che l'Italia è diversa. Perciò, a meno che non si voglia continuare con una polemica puramente strumentale, la questione è da ritenersi chiusa".
Solidarietà al vicepremier, con tanto di tirata di orecchie alle opposizioni, arriva anche da Fratelli d'Italia. Per Elena Leonardi, "Nell’aula del Senato assistiamo troppo spesso a una inaccettabile solidarietà femminile a corrente alternata, una vera e propria doppia morale che la sinistra applica a seconda della convenienza politica e dell'appartenenza ideologica. Quando gli insulti colpiscono le donne della propria area politica, si grida giustamente allo scandalo e si esige la censura immediata; quando invece il bersaglio è la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, scatta un silenzio complice, se non addirittura la minimizzazione. La memoria non è corta, non abbiamo dimenticato le gravissime allusioni sessiste sull'uso di 'ginocchiere' rivolte alla premier in epoca recente, né le inaccettabili definizioni come quella di 'cortigiana' utilizzata dal leader sindacale Landini, per non parlare degli epiteti volgari e bestiali risalenti a qualche anno fa che nessun esponente progressista ha mai fermamente condannato. In tutte queste occasioni non abbiamo visto le donne di sinistra insorgere né mobilitarsi con la stessa foga che usano per battaglie puramente ideologiche o di facciata".
"Vogliamo vedere le donne di sinistra alla prova dei fatti: escano dall'ambiguità e si schierino al nostro fianco contro quelle ideologie e quei dogmatismi religiosi che vogliono nascondere, annullare e segregare la donna dietro simboli di sottomissione come il burqa. Questa è la vera battaglia di civiltà e di libertà femminile che intendiamo combattere. Chi tace per non disturbare il dogma del multiculturalismo si rende complice della cancellazione della donna. Noi vi aspettiamo al nostro fianco, senza distinzioni di partito, per difendere la dignità di tutte le donne, nessuna esclusa", conclude Leonardi.