Cronaca - 25 settembre 2026, 10:55

Pedopornografia online, 15mila file scoperti dalla Polizia: un uomo in carcere

L’indagine avviata dalla Sicurezza Cibernetica di Novara dopo una segnalazione internazionale. L’indagato avrebbe utilizzato account Messenger sottratti a terze persone ignare

La Polizia di Stato ha dato esecuzione alla misura della custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano nei confronti di un cittadino italiano residente nella provincia di Pavia.

L'attività è stata avviata dalla Sezione operativa per la Sicurezza Cibernetica di Novara durante lo scorso anno, a seguito di una segnalazione di NCMEC (“National Center for Missing Exploited Children”) relativa alla diffusione di materiale pedopornografico avvenuto tramite l’applicazione di messaggistica Messenger.

I primi accertamenti riconducevano all’account di un pensionato, risultato successivamente completamente estraneo ai fatti in quanto il suo profilo social era stato hackerato. I successivi approfondimenti sulle tracce informatiche dei file pedopornografici diffusi consentivano di risalire all’identità dell’arrestato.

Nel corso della prima perquisizione, effettuata nel febbraio 2025, sono stati sequestrati numerosi dispositivi informatici nella disponibilità dell’indagato. Gli accertamenti tecnici e le successive analisi forensi hanno consentito di individuare circa 15.000 file (foto e video) pedopornografici, alcuni dei quali particolarmente violenti.

Le suddette analisi permettevano, altresì, di accertare l’accesso abusivo all’account Messenger del pensionato, da cui era scaturita la diffusione dei contenuti pedopornografici e la successiva segnalazione di NCMEC, nonché di appurare l’accesso abusivo e l’abituale utilizzo di altri account Messenger, appartenenti a terze persone ignare.

L’indagato veniva infatti trovato in possesso di un elenco di credenziali appartenenti a circa 200 account sottratti illecitamente.

Alla luce degli elementi raccolti, la Procura della Repubblica di Milano, successivamente interessata per competenza territoriale, richiedeva al GIP l’emissione della misura cautelare della custodia in carcere, unitamente all’esecuzione di una nuova perquisizione locale, personale e informatica. Nel corso dell’attività venivano sequestrati ulteriori 5 dispositivi informatici, che saranno sottoposti ad ulteriori accertamenti forensi.

L’indagato veniva, quindi, condotto presso il carcere di Biella e sottoposto all’interrogatorio di garanzia.

Si precisa che il procedimento versa allo stato delle indagini preliminari e che pertanto, l’indagato è da ritenersi innocente fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

comunicato stampa questura