Al Direttore - 25 aprile 2020, 16:01

al Direttore: "Lettera immaginaria della scuola primaria Garibaldi di Ottobiano ai propri allievi di ieri e di oggi"

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

al Direttore: "Lettera immaginaria della scuola primaria Garibaldi di Ottobiano ai propri allievi di ieri e di oggi"

Lettera ai miei fanciulli, di ieri e di oggi

"Sono qui, sul mio piccolo dosso, di fronte alla mia cara lea, ormai ricca di foglie che ombreggiano il giardinetto delle giostrine e il viottolo di ghiaia con le sue panchine.

Negli ultimi tempi, solo le automobili dei postini impegnati nel loro duro lavoro hanno attraversato il mio grande cancello verde.

Dall’ormai lontano 1934 accolgo fanciulli e giovinotti nelle mie spaziose aule, ma mai mi era capitato di rimaner sola per così lungo tempo, in questi giorni di inizio primavera. Solo la nostra cara bidella Paola, armata di guanti, mascherina e soluzioni disinfettanti, ha varcato il mio portone, per rendermi di nuovo un ambiente sicuro per tutti.

Ho scoperto che la mia solitudine è causata da uno strano virus chiamato scientificamente Covid-19, tremendo e subdolo, che silenzioso e infido si è insidiato nelle nostre vite, mettendo in pausa le nostre esistenze.

Ha portato via la vita di coloro i quali negli anni si sono seduti tra i miei banchi, che con me sono cresciuti e che per questo non saranno mai dimenticati.

Seppur io sia vetusta, la mia memoria è pregna di bei ricordi di ciascuno di voi e dei vostri cari.

Sono il cuore e lo spirito ardente di questo piccolo paese della campagna lomellina.

Generazioni di Ciabianini hanno lasciato traccia del loro passaggio in epoche molto diverse tra loro e hanno contribuito a scrivere la mia e la vostra storia.

Ricordo con gioia la trepidazione del primo giorno in cui vi ho visti, lustri e vispi nei vostri grembiulini neri, attraverso i quali riuscivo quasi a sentir battere all’impazzata i vostri piccoli cuori per l’emozione. Ricordo le prime aste tracciate sui vostri quaderni, le prime temute macchie di inchiostro, le sillabe lette in modo incerto, le prime letture fluide dopo tanto impegno, i primi pensierini scritti di vostro pugno e anche quando avete imparato a far di conto.

Vi ho visti commuovere insieme alle nostre care Maestre alla fine dei vostri percorsi didattici, più maturi e consapevoli, ai tempi anche pronti per il mondo del lavoro seppur così giovani. Vi ho guardati far festa con il nostro tricolore al collo, danzare lietamente e giocare spensierati nelle calde sere d’estate.

Voi, miei fanciulli, siete ora tutti testimoni di un momento storico pieno di asperità. Quello che insieme stiamo vivendo oggi, in questo periodo così difficile, un giorno sarà studiato sui libri di scuola dai vostri nipoti. Sarà allora che potrete raccontare loro la realtà che state vivendo ed in che modo avete superato queste criticità. Lavorando faticosamente seppur in preda all’ansia del contagio, aiutando gli altri a non sentirsi soli, regalando un sorriso, disegnando un arcobaleno, dando una mano ad un genitore tornato stremato dal lavoro, cucinando del buon cibo magari riscoprendo ricette di famiglia, cantando e suonando per riempire le strade di gioia.

Alcuni di voi invece hanno dovuto piangere silenziosamente i propri cari, soffrendo per il difficile compito di consolare animi affranti, asciugando lacrime rese ancora più amare dalle stringenti restrizioni imposte.

Ognuno di voi può fare la differenza anche con un solo piccolo gesto. Fate tesoro delle esperienze che state vivendo e trovate in voi la forza e la creatività per reagire. Cantate, suonate, ballate, gridate, piangete, soffrite. Vivete le vostre emozioni senza soffocarle, lasciatele libere di essere vissute a pieno. Non sprecate tempo prezioso e mettetevi in gioco per superare le difficoltà. Da sempre l’adattamento ai cambiamenti è la chiave della sopravvivenza.

Un giorno non molto lontano, potrò di nuovo ospitarvi tornando a sentire le vostre risate e ad assistere ai vostri fragorosi giochi. Saremo tutti diversi, magari migliori ed arricchiti nello spirito.

Non vedo l’ora di potervi accogliere nuovamente. Vi aspetto a porte e finestre aperte!

Con tanto affetto".

La vostra cara vecchia Scuola

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