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Attualità | 01 giugno 2020, 16:43

Il virologo Bassetti: «Se a marzo il Covid era una tigre, oggi è un gatto selvatico addomesticabile»

L'esperto dell'ospedale San Martino di Genova: «Numeri del virus più che incoraggianti, ora attendiamo di capire perché dai laboratori». E usa una metafora per descrivere la nuova fase

Il virologo Bassetti: «Se a marzo il Covid era una tigre, oggi è un gatto selvatico addomesticabile»

«I numeri relativi al Covid sono ben più che incoraggianti. Sempre meno pazienti in terapia intensiva e sempre più dimessi. La crescita di nuovi casi nelle varie regioni è compresa tra lo 0.1 e 0.2% sul giorno precedente, pressoché ferma» scrive il virologo dell'Ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti attraverso un post su Facebook.

Bassetti conferma quanto già rilevato da diversi tecnici del settore rispetto a una minore "aggressività" dell'infezione da Coronavirus: «I pazienti con il Covid che si presentano oggi alla nostra attenzione sono profondamente diversi da quelli che arrivavano nei nostri ospedali a marzo/ aprile - scrive il medico -. Per usare un paragone comprensibile ai miei figli ho chiamato in causa il mondo animale: a marzo/ aprile il Covid era una tigre, oggi è un gatto selvatico addomesticabile. Perché? Meno carica virale e meno virulenza? Entrambe le ipotesi sono valide, attendiamo conferme dai laboratori di virologia, già anticipate dal San Raffaele e dall’ospedale di Brescia. Non si dica però che oggi il virus è meno letale perché siamo più bravi o perché i pazienti arrivano prima in ospedale. E’ vero che siamo più bravi, ma la presentazione clinica e l’esordio della malattia oggi sono molto diversi».

Bassetti affronta poi la questione del cosiddetto "passaporto sanitario", che dovrebbe consentire o meno lo spostamento delle persone fra Regioni in cui si stima un diverso rischio di contagio: «Lo trovo poco in linea con la privacy dei pazienti - spiega l'infettivologo -. Creerebbe un precedente: chiedere agli italiani di esibire la negatività del tampone o quella della sierologia equivarrebbe a chiedere a un giovane di esibire il test per l’HIV o per la sifilide negativo, prima di entrare in una discoteca. A mio avviso le informazioni dovrebbero restare sensibili e valutate esclusivamente dai medici. Ho trovato infine interessante un articolo scientifico sud-coreano in cui si dimostra che chi torna positivo dopo due test negativi non contagia e soprattutto non va considerato il caso come una nuova infezione, ma è sempre la stessa che continua con minor forza e contagiosità. Da approfondire».

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