Max Sacchi è uno dei collaboratori storici della Nuova Pallacanestro Vigevano 1955 e ha vissuto da diretto protagonista le vicende recenti della società ducale. Classe 1969, originario di Gambolò, Max fece parte della rosa che a cavallo degli anni '90 partecipò al campionato di serie C e addirittura ad un'esperienza in serie B ("Entravo da decimo ma giocai parecchi minuti in quella stagione!", tiene a sottolineare il diretto interessato), si è poi specializzato in fisioterapia, entrando nello staff gialloblu coadiuvando Giorgio Pirovano, altro storico fisioterapista che ha preso altre strade qualche stagione fa.
Oggi, insieme alla new entry Andrea De Luca, è chiamato a rimettere "in sesto" i muscoli dei giocatori a disposizione di coach Stefano Salieri.
"Ho lavorato fino all'anno 2010, quando la società non si iscrisse al campionato dopo avere partecipato ai playoff di serie A2 - racconta -. Poi sono tornato nell'anno in cu la squadra ha giocato la finale di serie B contro Cividale del Friuli. La mia è sempre stata soprattutto una passione, ho avuto modo di conoscere tantissimi giocatori nel corso della carriera con cui sono riuscito a costruire pure delle belle amicizie: mi riferisco ad esempio a Vincenzo Magnone, Jacopo Mercante, Nicola Minessi, Sergio Angeli, Roberto Persico e Cristian Sari solo per citarne alcuni, e mi scusa con tanti altri che non ho citato ma che ugualmente hanno lasciato il segno. Negli ultimi anni con la partecipazione alla serie A2 e l'arrivo dei giocatori statunitense il nostro ruolo è leggermente cambiato, loro possiedono un'altra mentalità e bisogna soprattutto imparare a interpretarli. Con i ragazzi di questa stagione mi trovo bene, per la loro giovane età sono lontani dalla mia generazione, ma ugualmente super come mentalità e come voglia. In generale i giocatori di oggi hanno esigenze nettamente diverse rispetto a una ventina di anni fa, una volta giocavano molto più sul dolore, adesso si fermano immediatamente al primo segnale di pericolo, forse perché è cambiato tanto anche il gioco del basket, che è diventato molto più fisico".




