“Ciao Guagliò!” Ottant’anni appena compiuti, Tullio De Piscopo festeggia un compleanno simbolico nella settimana del 76esimo Festival di Sanremo con l’energia di sempre. Venerdì ha duettato con LDA e Aka 7even sulle note di Andamento lento, il brano presentato al Festival di Sanremo il 24 febbraio 1988 e diventato negli anni la sua hit più celebre.
In sala stampa lo accolgono con un corale “Tanti auguri a te”. Lui sorride e in men che non si dica l’artista trasporta tutti nel suo mondo, quello di Napoli e del ritmo.
“Non mi aspettavo di entrare addirittura nella top ten nella serata duetti - racconta -. Trentotto anni fa il brano arrivò tra gli ultimi”. Eppure proprio quella canzone, nata quasi per caso, ha cambiato la sua vita. Tutto ebbe inizio nel 1987, quando De Piscopo incontra Marco Ravera all’aeroporto e gli chiede di partecipare al Festival. Insieme a Willy David, (l’impresario e produttore fondamentale per la nascita del Neapolitan Power) iniziarono a cercare un brano fino a che trovarono questo pezzo scritto dai fratelli Capuano, Giosy e Mario. “Non avevamo neanche un LP pronto. C’era questo pezzo che non aveva neppure un titolo, il testo era maccheronico. Ci ritrovammo con i musicisti senza parole, perché non volevano che lo scrivessi io: volevano una grande firma. Ma puoi prendere pure il Padre Eterno, se non c’è il ritmo, anche nelle parole, come fa un grande autore a entrarci dentro?”. E, mentre parla di ritmo, improvvisa delle percussioni sul bancone della sala stampa.
Il tempo stringeva: “Avevamo 36 ore prima di consegnare la demo e non sapevamo come fare”. Poi l’episodio diventato leggenda. “Ero a Roma, in taxi in piazzale Clodio, era tutto intasato. Dissi al tassista: come faccio ad arrivare all’appuntamento? E lui: “Eh, a Roma è tutto un andamento lento…”. In quel momento è scattato qualcosa nella mia mente: Andamento lento! Ho pensato: questo è un successo”.
La corsa verso Napoli è un film. “Gli ho chiesto quanto voleva per portarmi a Napoli. ‘Famo quattro piotte’, mi rispose. Gli dissi di fare la Pontina e siamo arrivati a Napoli con il testo che tutti conoscete”. Prima una pizza da Marino a Santa Lucia, poi a Porta Capuana, da sua madre. “Le ho fatto sentire la canzone a cappella. Mia mamma mi ha dato tanta soddisfazione… e la canzone me ne ha data tanta. Grazie ad Andamento lento ho potuto comprare la casa che la mia famiglia meritava”.
La musica, per lui, non è solo mestiere. “La musica è la vita, mi ha salvato la vita in momenti bui, molto bui. Quando è arrivato quel momento lì mi hanno salvato la musica, la mia famiglia, l’amore e Pino Daniele”. Il riferimento è all’amico fraterno Pino Daniele, compagno di palco e di visioni. “Mi piace ricordare il suono del sax nei vicoli di Napoli: ci guardavamo e non avevamo bisogno di fare prove, eravamo in perfetta simbiosi. Stavamo bene insieme. È successo di tutto durante il tour”.
Oggi De Piscopo guarda avanti. Inizierà il 27 marzo da Castelaraimondo il tour “80 Tullio – The Last Tour … Nun ‘o saccio!”, e proseguirà il 2 aprile sarà a Napoli, il nove a Roma, il 17 a Bitritto, il 18 a San Severo, il 20 a Palermo, il 21 a Catania, il 15 maggio a Milano, il 16 ottobre a Torino.
In Primavera uscirà il cofanetto “80 Tullio”, contenente quattro vinili, e un nuovo singolo, “Miranda”. “Non esiste Santa Miranda: Miranda significa il bello, la bellezza. Non avete idea del ritmo che c’è sotto”. Perché il ritmo, ribadisce, è la sua cifra identitaria. “Il silenzio è pesante, ma durante il silenzio io suono e compongo. Tengo il tempo anche con i denti rovinati, non c’è mai silenzio per me”.
Il legame con Napoli resta viscerale. “Il rapporto con Napoli è straordinario, devo tutto alle mie origini. Tutto quello che ho fatto e che farò è sempre dedicato a lui”, dice pensando al fratello scomparso prematuramente, batterista come lui. “Era straordinario, mio fratello. Sono sicuro che avrebbe fatto meglio di me”.
E ogni volta che sale sul palco, anche a ottant’anni, l’emozione è la stessa. “Mi tremano le gambe? No. Ma l’adrenalina sale a mille”.
Su Pino Daniele aggiunge un ultimo ricordo: "Lui rappresenta l’immensità. Scriveva e diceva cose che restano”. E racconta di quella telefonata in cui Daniele gli propose di condividere un tour mondiale. “Io ero stato male e dovevo chiedere ai medici. All’epoca non c’erano i trolley, ma lo vedevo camminare con la valigia a quattro ruote. Era sempre avanti”.




