(Adnkronos) - Se c’è una cosa che i Windsor non hanno mai smesso di produrre, oltre agli eredi, sono le complicazioni. E se c’è qualcuno che sa trasformarle in una radiografia spietata e con una buona dose di ironia britannica, è Antonio Caprarica. In un'intervista all'Adnkronos, l’ex corrispondente Rai da Londra osserva il ritorno di Harry e Meghan con lo sguardo di chi conosce molto bene la macchina monarchica e, soprattutto, i suoi meccanismi mediatici. Il verdetto? Altro che ritorno a casa: qui, più che il richiamo del sangue, sembra esserci quello dei riflettori. E sul possibile disgelo con William, Caprarica non lascia molto spazio alle speranze: "Scommetterei una sterlina sulla pace con William, nella serena consapevolezza che, se vinco, divento ricco".
Perché Harry e Meghan tornano proprio adesso? È davvero un ritorno a casa o una 'Meghanexit' dall'America?
"Non tornano certo per ragioni affettive. Mi pare chiaro. Del resto, tutti gli osservatori comprendono che le ragioni affettive qui non hanno alcun peso, perché, se lo avessero avuto, avrebbero pesato molto prima. Il ritorno è dovuto semplicemente al fallimento delle imprese artistiche o delle iniziative artistico-imprenditoriali americane. Un fiasco dopo l’altro. Una volta esaurita la vena delle confessioni anti-Windsor, raccontate tutte le malefatte che potevano essere raccontate, o inventate, sulla famiglia reale, molto altro non restava. Come ha detto esplicitamente un agente di Hollywood, essere famosi non significa avere talento. E quindi hanno dovuto ripiegare sull’unico porto sicuro: la Gran Bretagna e, ovviamente, l’aggancio con la famiglia reale. Diciamo che il valore commerciale dei Sussex è direttamente proporzionale alla loro vicinanza ai reali: più si staccano e meno valgono. A furia di starsene nelle loro montagne in America, la gente finalmente li stava dimenticando, che era una buona notizia per tutti. E invece eccoli di nuovo a far parlare di sé. Come? Con il ritorno".
Restare a Montecito, del resto, gli costava non poco.
"Non possono permettersi di mantenere quella reggia, che costa solo di sicurezza quattro milioni e mezzo di dollari l’anno".
E adesso che cosa succede? Chi telefona per primo a chi? Come reagiranno Carlo e William?
"Carlo è stato informato debitamente domenica. Qualcuno sostiene che la cosa fosse stata preparata, che ci fosse stato tutto un lavorìo diplomatico. Una sciocchezza assoluta. È una cosa che il giovanotto ha deciso di testa sua. L’unica cosa che il padre gli aveva detto, quando si erano visti a luglio, era che Harry si era impegnato, in segno di buona fede, a non aprire più bocca con interviste televisive o sui giornali. E a questo, per ora, sta tenendo fede. Non è vero, invece, che avesse informato il padre della sua intenzione di tornare o di dove sarebbe tornato. Questa roba l’ha decisa, secondo me, in stretta concordanza con zio Charlie (Spencer, il fratello di Diana, ndr). Perché zio Charlie, come è noto, esce proprio a settembre, cioè nel periodo in cui il nipotino torna sul suolo britannico, con il suo nuovo libro di rivelazioni sulla povera Diana".
A proposito di Diana, sembra non trovare mai pace.
"Continuano a rivelare su di lei, non so più cos’altro ci sia da rivelare. Abbiamo tutto: sappiamo perfettamente persino quando è stata la prima volta che è andata a letto con Dodi, sappiamo che era impossibile che rimanesse incinta, sappiamo praticamente tutto. Però adesso il conte ci regalerà nuove rivelazioni, di cui gli saremo certamente grati".
E con William?
"Con William la situazione è molto più complicata. Harry non ha parlato con lui, né William intende parlare con lui finché non ci saranno scuse pubbliche e formali per la diffamazione operata tanto sul suo conto quanto su quello della moglie. Prevedo quindi facilmente un fallimento di questa operazione di ritorno. Perché o c’è un vero rapprochement, ma come presupposto indispensabile, irrinunciabile, richiede una pubblica ammenda del Duca di Sussex. E, come è evidente a tutti, loro non sono affatto disposti a farla. Neanche lei".
Con Re Carlo, invece, il rapporto potrebbe essere diverso?
"Sì. Con il re ci saranno rapporti, perché il re è un padre e ha deciso di passarci sopra. Vuole vedere i nipoti: sono i suoi nipoti. Questo, tra l’altro, taglia anche la testa attorno ai famosi dubbi sulla paternità di Harry. Perché, difficilmente, se non fosse il padre, Carlo avrebbe tanta comprensione nei confronti di questo giovanotto, per così dire, cinquantenne".
Insomma, il ritorno potrebbe trasformarsi in una nuova stagione televisiva della Royal Family?
"Direi proprio di sì. Essendo in Inghilterra, come fai a celebrare Natale, Pasqua e Capodanno senza passare dal balcone, dalla televisione e da tutto il resto? Immagina se vanno, per esempio, a Natale a Sandringham: tutti alla chiesetta di Santa Maria Maddalena, tutti in coda, e ci saranno anche i Sussex. Ci saranno i loro bambini, finalmente esposti agli occhi delle telecamere, dopo che quella furbacchiona della mamma li ha sempre tenuti gelosamente, come degli oggetti sacri. E sarà ora! Noi giornalisti non possiamo che essere grati a Meghan per il contributo che dà al nostro sostentamento".
E gli inglesi? Come stanno vivendo questo ritorno?
"Direi con fastidio, generalmente. Intanto l’opinione pubblica, formata dai giornali, è chiaramente avversa. Sono ormai stufi di una coppia che li ha insultati in tutti i modi possibili e immaginabili, parlando male del Paese, dell’istituzione che lo rappresenta e così via. Naturalmente ci sono gli irriducibili, quelli che sono sempre contrari: quel 20 per cento che dice 'poverini, tornano, sì, perdonate tutta questa roba qui'. Ma è veramente una minoranza".
Se dovessi scommettere un solo colpo di scena nei prossimi dodici mesi, su cosa punteresti? Pace con William, disgelo con Kate, un nuovo libro?
"Il nuovo libro lo abbiamo già: arriva dallo zio. La condizione fondamentale perché i Sussex possano rimanere con un briciolo di speranza è che stiano zitti. Quindi bisogna escludere nuovi libri e bisogna escludere nuovi documentari. Se dovessi scommettere un centesimo, lo scommetterei sulla pace con William. Ma farei una scommessa tipo una a cinquemila, come la vittoria del Leicester nel campionato di Premier League. Ecco: scommetto una sterlina sulla pace con William, nella serena consapevolezza che, se vinco, divento ricco. Ma non c’è nessuna, nessuna possibilità che questo accada".
E se volessimo chiudere con un colpo di scena davvero clamoroso?
"Immaginiamo che alla fine dei conti tutta la faccenda si risolva con Harry che ritorna in Inghilterra, magari si tiene i figli, e la signora se ne va a Hollywood. Questa non è un’ipotesi da escludere del tutto".




