(Adnkronos) - “Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo e la repressione di questi fenomeni. Voglio non rischiare proprio di essere ambiguo: non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, al termine della riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dopo gli scontri del weekend a Milano. I parà, ha spiegato il sindaco, “avranno un ruolo anche dinamico”, perché “non possiamo immaginare che ogni sabato si ripetano situazioni del genere”. Al comitato per l’ordine e la sicurezza hanno partecipato anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e il vicepremier Matteo Salvini.
“C’è preoccupazione” per il prossimo sabato, ha affermato Sala, “che ci sia in piazza certamente qualcuno che assomiglia a chi è stato in piazza nel weekend, qualcuno che combatterà questa presenza e poi anarchici”.
Il sindaco ha detto che “bisogna evitare la psicosi di chiudere i negozi: è troppo per una città come Milano, una città che ha una storia di partecipazione della vita nelle piazze. Sabato è una giornata che può essere delicata per la città, io non è che voglio fare inviti ai cittadini di stare tutti a casa eccetera eccetera, però sabato può essere una giornata delicata e sarà il primo test per capire se riusciremo a gestire in maniera diversa”, ha evidenziato il primo cittadino.
“Non mi sono pentito” di aver detto che c’erano poche forze dell’ordine a difendere il centro di Milano lo scorso sabato, ha affermato ancora. “Come ho detto a tutti i colleghi, a mio giudizio - ho osservato ore e ore la diretta - c'erano poche forze dell'ordine in campo, ma non è un'accusa, è una constatazione. Nel mio ruolo e nel mio stile non indulgo nella provocazione, era solamente un'osservazione”, ha aggiunto il sindaco.
“Sono soddisfatto, non ho nessun rilievo da muovere” alle forze dell’ordine sugli interventi dello scorso fine settimana in occasione dei disordini a Milano. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. “La reazione c'è stata, il numero degli arresti è eloquente, se uno dice che non c'erano le forze di polizia, chi li ha fatti gli arresti?”, ha osservato Piantedosi, evidenziando a più riprese di non essere “affatto insoddisfatto di quello che è successo nell'ultimo fine settimana dal punto di vista della capacità di reazione” e dopo le centinaia di fermi per identificazione e gli arresti, c’è “tutta un'attività anche d'indagine che prosegue, di ricostruzione dell'identità e quindi poi addirittura di attribuzione di responsabilità a singoli soggetti”.
Nelle piazze lo scorso fine settimana, ha evidenziato il ministro, “abbiamo registrato un fenomeno molto complesso, molto nuovo, davvero molto inedito”. Proprio di fronte a un “fenomeno assolutamente nuovo, definito inedito, insidiosissimo, molto fluido, che non ha un riferimento percepibile a quelle che sono organizzazioni tradizionali di tipo antagonistico o quant'altro, alle quali le forze di polizia si contrappongono” è "opportuno che ci prepariamo ad affrontarlo nelle prossime puntate".
“È prematuro dirlo, non c’è nessuna evidenza materiale chiara e certa che” i giovani scesi in piazza nel weekend siano stati manovrati dall’esterno, ha affermato ancora. “C’è un’evidente differenza - ha ribadito Piantedosi - tra lo spontaneismo di questi ragazzi e l’organizzazione e sollecitazione della loro partecipazione a questi eventi, fatte in maniera abbastanza solida e importante”.
E a chi gli chiedeva se ci siano legami tra i ragazzi scesi nelle piazze lo scorso fine settimana e la Russia, ha risposto: “Non abbiamo elementi per poter dire nulla da questo punto di vista”. Quanto alla Francia, “i legami sono sicuramente di natura emulativa, su questo non c'è dubbio, perché gli appelli che sono stati lanciati hanno fatto nei giorni scorsi molto spesso riferimento a fare qualcosa come era avvenuto in Francia”.




