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Territorio | 13 gennaio 2020, 22:50

Castelnuovo Scrivia: una torre misteriosa e davvero particolare

Castelnuovo Scrivia: una torre misteriosa e davvero particolare

Senza un castello, una fortezza, un borgo; sola, diversa, balconcini e finestre, scalette…

In un giorno di primavera, percorrendo la strada che collega Castelnuovo Scrivia a Tortona, l’ho vista, impossibile non fermarsi, girare l’auto e curiosare.

Una torre all’interno di una cascina, l’ho guardata da fuori, senza entrare nel cortile interno, l’ho guardata davvero con stupore, con meraviglia, come faceva a star su?

La prima impressione è stata di una costruzione fatta in tempi diversi, e non su un unico progetto, ammesso che ci fosse un progetto, sembrava costruita a casaccio, quasi barcollante, ma bella e interessante.

Come non fare qualche ricerca?

La torre, sghemba e spigolosa, che sembra uscita dalle fantasie di Gaudi e Coppedè, si trova presso l’’autostrada A21 nei pressi dell’autogrill di Castelnuovo ed è detta la casa delle streghe.

E, da buona casa stregata, sembra che appaia e scompaia nel paesaggio, rendendola davvero difficile da raggiungere.

La storia di quella strana costruzione, una torre alta 34 metri, parte da quando venne costruita nel 1910 dal proprietario, Anselmo, ingegnere ferroviario e membro della famiglia Gobba, noti e stimati banchieri della zona tra Vercelli e Tortona.

La grande cascina dove si trova risale al Seicento, ed era detta cascina Torrione, ma allora non aveva nessuna torre, cosi il Gobba, spinto dalla curiosità, decise di rendere quel nomignolo reale, in un periodo dove il gotico dominava nell’arte europea e italiana.

Il progetto della torre fu di Vencelslao Borzani, uno dei più noti e stimati architetti genovesi del primo Novecento, molto attivo in Piemonte e Lombardia.

La figlia di Anselmo Gobba, Fernanda, detta “La sposa del Torrione”, nel 1905, a Tortona, sposò Ugo Ojetti, una delle più note autorità editoriali e letterarie italiane del periodo tra le due guerre.

Si dice che Ojetti volesse trasformare la torre in un grande centro culturale, ma alla fine preferì una proprietà che si trovava in Toscana e cosi la cascina venne venduta alla famiglia Rangone.

Durante la guerra la torre divenne un quartier generale dei tedeschi e i prigionieri erano tenuti nelle stanze più alte.

Oggi la torre è chiusa al pubblico, dal momento che la Cascina Torrione è ancora di proprietà della famiglia Rangone.

Una grondaia a forma di drago s’intravede ai piedi della torre, mentre il piano terra è colmo di cianfrusaglie e la scala sale con un percorso in parte interno e in parte esterno, come le spire di un serpente che si muovono in una spirale e, presso un tratto di scala verso i primi piani, si nota che una testa di leone si è staccata dalla statua, mentre altre statue di leoni in pietra sono rimaste intatte.

Le stanze dei piani alti, oggi del tutto spoglie, sono ricche di dipinti e decorazioni con il filo conduttore dei leoni e della stella di David, a ricordare le radici ebraiche di quella zona tra la Lombardia e il Piemonte.

Una storia di oltre cento anni, che ancora oggi può raccontare tante cose avvenute nella campagna piemontese, a pochi passi dalle colline.

Paola Montonati

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