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Economia | 10 giugno 2019, 06:00

La Cassazione: coltivare cannabis in casa non è illegale, in qualche caso

Coltivare cannabis in casa, infatti, è ora legale, quando questa pianta viene sfruttata per uso esclusivamente personale

La Cassazione: coltivare cannabis in casa non è illegale, in qualche caso

Una recente sentenza emessa dalla Cassazione ha dichiarato che coltivare cannabis in casa può non essere ritenuto sempre un gesto illegale, al contrario, in alcuni casi specifici deve essere permesso. Coltivare cannabis in casa, infatti, è ora legale, quando questa pianta viene sfruttata per uso esclusivamente personale. Via libera, quindi, alla coltivazione della pianta, acquistando semi di cannabis sul sito di Sensoryseeds.

Cannabis: quali piante si possono coltivare per un uso personale

La sentenza della Cassazione in questione non si è limitata a stabilire che la coltivazione di cannabis per uso personale sia legale, bensì ha allargato il bacino di utenza delle piante la cui cura deve essere accettata dalla legge.

Infatti, leggendo in modo più approfondito il testo della sentenza, risulta chiaro che i semi di cannabis sono acquistabili e coltivabili nella propria casa; purché i loro derivati siano destinati ad un uso personale.

Le ragioni per cui il possesso di alcune piante è da ritenersi legale sono:

  • La piccola dimensione della coltivazione;

  • La forma domestica della coltivazione;

  • L’utilizzo di tecniche di coltivazione rudimentali e non professionali;

  • Il basso numero di piante possedute;

  • Il basso quantitativo di prodotto ricavato;

  • L’assenza di tracce dell’inserimento del prodotto delle piante nel mercato.

Comunque, tutte queste caratteristiche della coltivazione di cannabis devono essere verificabili, dalle forze dell’ordine, per esempio; poiché non è sufficiente che il proprietario delle piante dichiari di essersi attenuto alle istruzioni della legge.

Sentenza sulla Cannabis della Cassazione: che cosa stupisce di più



La sentenza della Cassazione che riconosce la coltivazione della cannabis come legale è giunta in un momento del tutto inaspettato. Sono molti, infatti, coloro che si sono definiti stupiti alla promulgazione di una simile sentenza; questo perché nei mesi che l’hanno preceduta vi era stata una progressiva chiusura all’idea della legalizzazione della cannabis.

Solo nel mese di maggio dello scorso anno, la stessa Corte di Cassazione si era espressa molto categoricamente sulla vendita della cannabis light. Aveva, infatti, sentenziato che la vendita di questa sostanza fosse da ritenersi del tutto illegale, nonostante si trattasse appunto di cannabis light, quindi di una sostanza corrispondente ad una varietà specifica di canapa, contenente un quantitativo di THC talmente basso, al punto da rendere impossibile la induzione di effetti stupefacenti.

Eppure, la sentenza della Cassazione era stata chiara: la vendita di cannabis era caduta in un regime di illegalità, anche quella di cannabis light. Al momento della promulgazione di questa sentenza, in Italia erano attivi ben 1500 negozi, che erano stati destinati esclusivamente per la vendita di cannabis light e che avevano ricevuto l’avviso nel momento in cui la vendita delle inflorescenze della pianta era considerata legale. La sentenza, quindi, aveva spiazzato queste realtà commerciali, che, soprattutto sui social network, avevano manifestato il loro sdegno per una sentenza che, di fatto, avrebbe messo fine alle loro attività lavorative.

Lo stesso tipo di sdegno era stato manifestato anche da molti clienti, che avevano perso un punto di riferimento dei loro acquisti.

Nonostante quella sentenza, però, l’apertura alla cannabis e alla sua coltivazione era un argomento già molto discusso, sui giornali, sui blog e i social, e nei salotti televisivi. Infatti, molti sostenevano che la cannabis, essendo 114 volte meno pericolosa dell’alcol e non avendo mai causato la morte di qualcuno, dovesse essere legalizzata e si dovesse smettere di perseguire coloro che, anziché fumarsi una sigaretta, preferivano fumare cannabis light.

L’argomento era vivo nella mente del pubblico anche alcuni anni prima della sentenza, tanto che alcuni personaggi decisero di approfittare della questione per giocare un pesce d’aprile, raccontando alla nazione che la cannabis era ufficialmente legale.

Cosa è cambiato nella recente sentenza della Cassazione



Ad una prima lettura, può sembrare che le due sentenze della Cassazione si contraddicano a vicenda: una, più recente, a favore della cannabis, una, ormai passata, a sfavore della stessa; eppure, nella realtà dei fatti, le due non sono per nulla in contraddizione.

Ciò che resta di proibito, infatti, è la vendita della cannabis coltivata in casa. Questo, indipendentemente dal quantitativo di THC presente nel prodotto finale. La produzione di cannabis, invece, è permessa; ma viene regolata in base al suo scopo: legale quello che la vede indirizzata ad un consumo personale, illegale quello che ne prospetta la vendita sul mercato degli stupefacenti.

THC: esistono dei limiti al loro quantitativo nella cannabis



Oltre alla sentenza emessa dalla Cassazione, esiste un decreto che regola l’utilizzo della cannabis light per gli scopi alimentari. Il decreto stabilisce, infatti, un limite al quantitativo di THC che può essere contenuto negli alimenti. Il limite, nello specifico, è quello di 2 mg di THC per chilo per quanto riguarda i semi di cannabis sativa, cioè la farina ottenuta da semi e gli integratori contenenti alimenti derivati; e di 5 mg per chilo, invece, per quanto riguarda l'olio ottenuto da semi.

Una progressiva apertura nei confronti della cannabis, della sua produzione e dei suoi utilizzi



Cosa resta, dunque, alla luce delle due sentenze della Cassazione e del decreto appena citato? In fin dei conti, si può affermare che queste dichiarazioni degli organi giuridici dimostrano una progressiva apertura al mondo della cannabis. Pare, infatti, che nel panorama italiano, stia cambiando qualcosa per quanto riguarda la tolleranza e la legalizzazione dei prodotti a base di cannabis e della coltivazione stessa di questa pianta.

Questi segnali di apertura sono stati accolti con molto favore dalla Coldiretti, che li ha così commentati: “Sono state date risposte alle centinaia di aziende agricole che hanno investito nella coltivazione di questo tipo di pianta. Basti pensare che i terreni coltivati in Italia in cinque anni sono aumentati di dieci volte, passando dai 400 ettari del 2013 a quasi 4000 nel 2018”.

Data questa apertura progressiva, è facile pensare che tra alcuni anni, anche nel bel paese, diventerà possibile coltivare cannabis light destinata alla vendita. Attualmente è possibile acquistare cannabis legale online su molti siti tra cui spicca JustBob.it per i suoi prezzi concorrenziali e la qualità dei prodotti offerti.

Richy Garino

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