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Attualità | 15 aprile 2020, 20:00

Il peso del “ritardo” cinese sul mondo e sull’Italia

Il peso del “ritardo” cinese sul mondo e sull’Italia

2 milioni di contagiati ad oggi in più di 185 Paesi, 126 mila vittime e proiezioni economiche che parlano senza mezzi termini di un disastro finanziario con un impatto globale in negativo maggiore della grande crisi del 1929, con una proiezione di caduta del 9% del nostro PIL. Questa la fotografia in cui alcuni stati europei vicini e non solo stanno allentando le misure restrittive, con l’Italia che per prima è stata contagiata dopo la Cina.
Un contagio massiccio, tangibile, tanto da temere che il peso del “ritardo” cinese nell’allertare il mondo sul COVID 19 potenzi non l’effetto sorpresa per il nostro sistema sanitario, ma blocchi di fatto l’intero sistema Paese. Secondo i dati ufficiali della protezione civile di ieri sono circa 163 mila i contagiati – numero sottostimato, che dipende fortemente dal numero di tamponi processati – e più di 21.000 vittime.

6 GIORNI DI RITARDO -  La responsabilità prima solo sussurrata dai media internazionali, come dai rapporti dell’intelligence americana nelle scorse settimane portata alla luce da Bloomberg, ora viene chiaramente dichiarata. E’ l’Associated Press a spiegare come di sicuro l’establishment cinese sapesse dell’epidemia già il 14 gennaio, 6 giorni prima che il presidente Xi Jinping lo annunciasse al mondo.
Nel mezzo le feste per il capodanno cinese, le feste della luna, in cui 5 milioni di persone si sono mosse da Wuhan e dalla provincia epicentro dell’Hubei, non solo in Cina, ma in tutto il mondo.
L’AP basandosi poi sulle stime di esperti sulla retrospettiva dei dati dell'infezione parla di un dato superiore alla 3.000 persone già contagiate e libere di muoversi, libere di contagiare.

DUE MESI DI DURO LOCKDOWN IN ITALIA - Il DPCM del 4 marzo, quando il premier italiano Giuseppe Conte firmò il provvedimento per chiudere le scuole e università con le prime restrizioni segna di fatto l’inizio della pandemia nel nostro Paese: siamo all’indomani della diffusione del virus nel nostro Paese con due focolai principali, a Codogno, e Vo Euganeo, scoperti tra il 22 e 23 febbraio. Non bastano più nè lo stato di emergenza e lo stop ai voli con la Cina della fine di gennaio, nè le zone rosse nel nord Italia e nelle province più colpite; tanto che il 9 marzo tutta l’Italia è divenuta il primo stato europeo in lockdown. Chiusura che persiste oggi e continuerà fino al 4 maggio giorno indicato per una prima possibile riapertura, che in ogni caso fino al vaccino ci costringerà a vivere secondo le nuove norme di sistanziamento sociale. Sarebbero due mesi: forse il periodo più lungo per un Paese europeo, colto di sorpresa dalla violenza e dalla velocità di contagio Coronavirus e anche dal ritardo cinese.

LA RETICENZA CINESE LUNGO TUTTO IL MESE GENNAIO – Il ritardo poi nella ricostruzione si mostra ben più ampio e corredato di altri errori, che aggravano il comportamento cinese: la rigida e capillare organizzazione del Partito Comunista Cinese aveva ricevuto numerose segnalazioni anche prima del 14 gennaio: dal 5 al 17 gennaio centinaia di persone si recarono in ospedale non solo a Wuhan, ma anche nel resto del Paese, andano a ritroso il 2 gennaio la tv nazionale riportò la punizione di 8 medici per la diffusione di "pettegolezzi", i primi a intuire un collegamento tra la 'polmonite misteriosa' e la Sars del 2003. Ma ostinata è continuata la propaganda: il bollettino ufficiale del Center for Disease Control cinese non registrava alcun caso dai suoi funzionari locali.

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