/ Oggi al cinema

Oggi al cinema | 17 settembre 2020, 12:08

La recensione: il meglio deve ancora venire

Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière firmano e dirigono un'ottima commedia (degli equivoci) sul senso dell'amicizia e della morte. Con Luchini e Bruel irresistibili, alla XIV Festa di Roma

Il meglio deve ancora venire

Il meglio deve ancora venire

“L’amico è quella persona che ti conosce a fondo e nonostante questo continua a volerti bene”, diceva grossomodo Oscar Wilde.

Sulla scia del pluripremiato Truman (recentemente “rivisto” anche dal nostro Simone Spada con Domani è un altro giorno) i francesi Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte (già artefici del grande successo Cena tra amici) scrivono e dirigono Le meilleur reste a venir (Il meglio deve ancora venire, in Italia dal 2 aprile con Lucky Red): un film sull’amicizia e sulla morte declinato in commedia degli equivoci.

Il risultato, anche e soprattutto grazie all’interpretazione di due fuoriclasse come Fabrice Luchini e Patrick Bruel, è a tratti sorprendente.

Amici sin dai tempi del collegio, il ricercatore Arthur (Luchini), divorziato e padre di una sedicenne, e il perdigiorno César (Bruel), viveur e tombeur de femmes – in seguito ad un terribile malinteso – avranno modo di riprendersi tutto il tempo perduto e godersi i giorni che verranno.

“La componente che definisce l’amicizia e che manca all’amore è la certezza”. Il malinteso di cui sopra, sintetizzando, porterà entrambi a credere che l’altro sia in fin di vita. Ma con una sottilissima differenza: Arthur sa che César ha un tumore ai polmoni, quest’ultimo però capisce che in realtà ad essere spacciato sia il primo.

Aiutati (e non poco) da uno script impreziosito di dialoghi che definire brillanti è riduttivo, Luchini e Bruel si sfidano costantemente su un terreno che li vede così opposti – fisicamente e caratterialmente – da rendersi tremendamente compatibili e affiatati: tanto composto e “prevedibile” Arthur quanto energico e ancora infantile César, troveranno il modo e il tempo di affrontare il viaggio (non solo emotivo) più importante della loro esistenza.

“Il dramma è l’unica materia valida della commedia”, dicono i due autori, che inevitabilmente hanno messo molto di loro dentro questa storia: si ride (molto) e difficilmente ci si potrà sottrarre dalla commozione.

Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière – Foto Karen Di Paola

Perché in Arthur e César, magari con esperienze e luoghi diversi, c’è anche qualcosa di tutti noi: e se tra gli ultimi desideri di uno c’è il poter rileggere tutto Proust e in quelli dell’altro il poter accarezzare un elefante, o guidare una Ferrari, o fare l’amore con due gemelle, resta comunque lo spazio (emotivo) per inserire anche le nostre cose, ancora da dire, ancora da fare, rimandate troppe volte o accantonate chissà dove.

Ecco, Il meglio deve ancora venire tutto sommato. Magari evitiamo di attendere troppo per andargli incontro.

Recensione tratta dal cinematografo.it

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore