/ Oggi al cinema

Oggi al cinema | 25 settembre 2020, 11:36

La recensione: Padrenostro

Anomalo romanzo di formazione di matrice autobiografica: Claudio Noce tra ricordi, immaginazione e molti eccessi, in Concorso a Venezia 77

La recensione: Padrenostro

Nel 1976 il vicequestore Alfonso Noce viene ferito in un attentato per mano dei Nuclei Armati Proletari, in cui persero la vita il poliziotto Prisco Palumbo e il terrorista Martino Zichittella.

Oggi, a distanza di molto tempo, Claudio Noce (che all’epoca aveva due anni) parte da quell’evento che vide coinvolto il padre per portare sullo schermo un anomalo romanzo di formazione con protagonista Valerio (Mattia Garaci), bambino di 10 anni la cui vita viene sconvolta quando, insieme alla madre Gina (Barbara Ronchi), assiste all’attentato ai danni del genitore (Pierfrancesco Favino) da parte di un commando di terroristi.

Coraggioso nelle premesse, eccessivo nella resa, Padrenostro chiede moltissimo – forse troppo – al suo giovane interprete principale (di fatto presente in ogni inquadratura) e abusa spesso e volentieri di ralenti e lirismi alla lunga stucchevoli.

Padrenostro

Nonostante questo, e qualche incongruenza di troppo a livello strutturale, il film regala comunque alcuni momenti di angosciosa sospensione, insistendo molto sulla paura e sul senso di vulnerabilità che inevitabilmente segnano i giorni e lo stato d’animo di quella famiglia.

Ambientato negli anni ’70, a Roma e in Calabria, Padrenostro è operazione autobiografica basata sui ricordi e sull’immaginazione: centrale da questo punto di vista la figura di Christian (Francesco Gheghi), ragazzo di 14 anni che irrompe dal nulla nell’esistenza di Valerio: solitario, ribelle, sfrontato, appare e scompare in determinate situazioni.

Claudio Noce (anche autore dello script con Enrico Audenino) – che nella seconda parte del film, quella calabrese, con la famiglia d’origine del vicequestore – scimmiotta un po’ troppo le sfumature ambientali e cromatiche care al Salvatores di Io non ho paura – si serve di questa figura “misteriosa” per provare a mandare a dama l’intera operazione, come da titolo, ricordando (?), immaginando (?) un’impossibile amicizia tra due vittime innocenti, “invisibili”, di un periodo infame, quello degli anni di piombo.

“Respira con la pancia…”.

Curiosità: la sorellina di Valerio nel film è Lea Favino, figlia di Pierfrancesco e Anna Ferzetti, per la prima volta sullo schermo. Il personaggio di Favino, anche produttore del film, tornato a casa dopo la degenza regala al figlio (tifoso della Lazio, come Noce del resto) un pallone da calcio autografato da Giorgio Chinaglia. Non abbiamo idea di quanto l’attore – noto romanista – abbia sofferto in quel momento.

Recensione tratta dal cinematografo.it

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore