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Cronaca | 22 giugno 2021, 13:39

La polizia di Gallarate smantella la "fabbrica della marijuana". Sequestrate 1.200 piante di droga destinata ai giovani

(VIDEO) Una banda di albanesi lavorava in un capannone di Buscate, nel Milanese, gestendo un'ampia produzione all'ingrosso di "erba" destinata al mercato delle province di Milano e Varese. Sequestrate decine di chili di stupefacenti e una pistola carica

Parte della droga sequestrate e contenuta in sacchi della spazzatura. Le immagini della conferenza stampa in Questura

Parte della droga sequestrate e contenuta in sacchi della spazzatura. Le immagini della conferenza stampa in Questura

Un capannone trasformato in una vera e propria fabbrica della droga, dove coltivare quasi 1.200 piante di cannabis e gestire un mercato all'ingrosso di spaccio di marijuana destinato ai giovani delle province di Milano e di Varese.

A scoprirle, a seguito di un'attenta attività di indagine, sono stati gli investigatori della polizia di Stato di Gallarate guidati dal vicequestore Luca Marsico.  La "fabbrica" era nascosta in un capannone di Buscate, in provincia di Milano, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Varese. Cinque le persone finite in manette: si tratta di cittadini albanesi tutti di età compresa tra i venti e trent'anni, tre dei quali irregolari nel nostro Paese. Uno di loro aveva anche precedenti in materia di stupefacenti.

Da tempo gli investigatori della polizia sospettavano che in quello stabile, piuttosto isolato alla periferia della cittadina, avvenisse qualcosa di strano. Scattano le indagini e si arriva al blitz, partito nella giornata di ieri. Una dozzina di agenti circondano l'edificio, bloccano le via di fuga di ingresso e di uscita. All'interno, ignari, ci sono al lavoro cinque persone. La polizia irrompe, loro non oppongono resistenza.

Il video dell'irruzione:

 

 

E quello che compare agli occhi dei poliziotti conferma i sospetti: lunghe file di piante di marijuana pronte per il raccolto, in parte già cominciato. In tutto gli agenti conteranno 1.176 piante di un metro e mezzo di altezza l'una, disposte in due serre. Una quantità enorme: basti pensare che una singola pianta di quelle dimensioni arriva a produrre 800 grammi di marijuana. Vengono ritrovati anche 15 chili di infiorescenze e 35 chili di foglie essiccate

Tutto appare organizzato con precisione certosina: un locale è destinato all'essiccazione, altri spazi sono per lo stoccaggio. In più c'è tutto il necessario per la coltivazione e per il commercio all'ingrosso: lampade specifiche, apparecchi di ventilazione, strumenti per l'irrigazione, materiale per il confezionamento. E' quello che il vicequestore Marsico ha definito, nel corso di una conferenza stampa questa mattina in Questura a Varese, «un vero e proprio laboratorio di produzione industriale della cannabis». 

Come in tutte le fabbriche, c'è anche una appartamento per il "custode". All'interno i poliziotti trovano anche un pistola Smith&Wesson calibro 38 carica. Sei colpi all'interno. Pronta all'uso, pronta a sparare. L'arma risulta essere stata rubata a Catania nel 1987. «Questo ci fa capire che la banda individuata fosse pericolosa - il commento del Questore Michele Morelli - e che dietro il consumo di droga ci siano criminali. L'operazione della polizia di Gallarate stronca quello che è un mercato di una droga destinata ai giovani, spesso minorenni. Per questo è doppiamente importante». 

E proprio anche ai giovani delle province di Milano e Varese gli inquirenti sospettano che fosse destinata la droga. Una produzione all'ingrosso che sicuramente riforniva un mercato molto ampio e che era ripresa con tutta probabilità a pieno ritmo vista la richiesta in crescita dopo la fine del lockdown. «Vista la grande quantità di droga sequestrata - ha detto Silvia Elena Passioni, dirigente della Squadra Mobile di Varese - possiamo supporre che l’operazione abbia dato un colpo importante allo spaccio all'ingrosso di marijuana nella zona e ai rifornimenti».

L’intero laboratorio è stato sottoposto a sequestro e i cinque albanesi sono stati arrestati e portati in carcere di Busto Arsizio per rispondere dei reati di illecita produzione e detenzione dell’ingente quantitativo di droga, oltre ai reati di detenzione abusiva di armi e munizionamento e ricettazione. 

 

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