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Attualità | 13 gennaio 2022, 11:39

Covid, le Regioni provano a cambiare le regole: «Eliminare gli asintomatici dal bollettino e i tamponi di fine quarantena»

Le amministrazioni regionali chiedono di rivedere i parametri: oltre all'alleggerimento su chi non ha sintomi, la proposta punta anche a modificare il sistema di conteggio dei ricoveri covid e le norme nelle scuole primarie

Covid, le Regioni provano a cambiare le regole: «Eliminare gli asintomatici dal bollettino e i tamponi di fine quarantena»

Contare solo i positivi sintomatici, togliere il tampone di fine quarantena per chi non ha sintomi e rivedere le regole per la scuola elementare. Queste le richieste delle Regioni pronte per essere sottoposte al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore di Sanità.

Una serie di proposte per cambiare le regole attualmente in vigore e per fronteggiare la situazione pandemica che nelle ultime settimane, complice la variante Omicron, sta facendo segnare numeri impressionanti.

La novità più importante, la prima nell’elenco delle regioni, è quella che riguarderà la definizione di caso. Gli assessori alla Salute delle regioni chiederanno di allinearla a quanto spiegato dal Centro Europeo per il controllo delle malattie secondo cui il caso va ufficializzato quando c’è la positività al tampone ma anche quando vengono evidenziati sintomi o segni compatibili al Covid.

Le Regioni vorrebbero rivedere la definizione di caso e questo potrebbe portare alla modifica delle misure di isolamento, andando verso l’abolizione della quarantena per il positivo asintomatico vaccinato con tre dosi.

Se questa ipotesi venisse accettata, si conterebbero come casi giornalieri solo quelli delle persone sintomatiche che, a oggi, sono una minoranza rispetto ai casi di contagio, vista l’efficacia del vaccino.

Tra le altre richieste delle regioni c’è quella di non conteggiare come ricoverato Covid chi viene ricoverato in ospedale per altre patologie e si scopre essere positivo dai controlli dei reparti. Una condizione che qualche settimana fa aveva sollevato anche il direttore della clinica Malattie Infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti.

In buona sostanza, si tratterebbe di scindere le motivazioni di ricovero conteggiando tra i malati covid chi effettivamente è arrivato in ospedale per complicazioni dovute al contagio ed eliminando chi, per esempio, scopre di essere positivo durante i controlli effettuati dei reparti ospedalieri dove si trova per altri motivi.

Questa ulteriore modifica farebbe calare ancora i dati di occupazione letti, uno dei parametri che viene monitorato per la definizione dei colori delle regioni secondo le direttive del Governo.

Il cambio delle regole andrebbe anche a eliminare il problema quarantena che, per alcune categorie, non è più sostenuta dall’Inps. La responsabilizzazione dei cittadini, dunque, in questo momento sembra l’unica strada percorribile visto anche il quasi completo blackout dei tracciamenti e la difficoltà di isolare i contatti di positivi.

Particolare attenzione viene posta sul mondo della scuola.  Nella prima settimana di rientro dopo la pausa natalizia, tanti hanno manifestato preoccupazioni per i possibili focolai in classe e da più parti si erano sollevate richieste di didattica a distanza, respinte in blocco dal ministro Bianchi.

Il governo ha stabilito una serie di regole per la gestione dei casi di contagio mentre, parallelamente, procede la campagna di vaccinazione degli adolescenti e dei bambini nella fascia di età 5-11 anni. Un sistema di monitoraggio complesso che fa scattare quarantene e didattica a distanza a seconda del numero dei contagi e dell’età degli studenti. Ora le Regioni chiedono di rivedere queste regole, particolarmente alle elementari.

Al momento la normativa prevede che in caso di positivo in classe, tutti gli alunni debbano fare un tampone subito e un altro dopo cinque giorni. Uno screening che, vista la situazione con i casi di contagio sempre alti e il numero di tamponi da processare ogni giorno, sembra impossibile.

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