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Attualità | 12 luglio 2022, 00:27

LA STORIA. Il sì risuona sul Monte Rosa e gli invitati applaudono via Zoom

Annalisa e Paolo si sono sposati a 4.556 metri dopo aver raggiunto la Capanna Margherita. «Il nostro zaino era stracolmo di emozioni»

Immagini di felicità ad alta quota

Immagini di felicità ad alta quota

Tutto è andato come previsto. Tempo meraviglioso, scalata senza difficoltà, emozioni alle stelle. E poi, puntuali alle 16.30, al minuto spaccato, Annalisa Siviero e Paolo Bottazzi si sono scambiati gli anelli.

Nonostante i 4.556 metri di dislivello, nonostante fossero su quella balconata-regina del Monte Rosa, quel gioiello sospeso sopra i ghiacciai, lei 51 anni lui 55, di Fagnano Olona, sono riusciti a mettersi in contatto via Zoom con gli invitati. Alle 16.23 hanno inviato il link e, tempo un minuto, gli invitati sono riusciti a scalare virtualmente il Monte Rosa e a raggiungere gli sposi. E comunque la partecipazione è stata attiva: gli ospiti hanno applaudito, si sono emozionati, commossi, hanno chattato dimostrando complicità, augurando inviti a scalare le montagne della vita.

Lei non aveva l’abito bianco, lo indossa domani quando è sulla funivia. E non c’erano i paggetti che portavano gli anelli, ma le fedi erano adagiate su un cuore bianco sul tavolo di legno della Capanna Margherita. E così i due cuori si sono scambiati il sì, in un contesto carico di emozioni. «Sentimenti che avete saputo condividere con noi – ha letto una testimone – Il nostro zaino era stracolmo di emozioni. Avete creato una connessione profonda tra l’io e la montagna, qualcosa di unico. Che possiate scalare le montagne della vita».

Poi il delegato dell’ufficiale di Stato civile ha suggellato l’unione. Erano in cinque: i due cuori, i testimoni e l’ufficiale. Le emozioni erano forti, lei e i testimoni non hanno saputo trattenere le lacrime. Il contesto era unico, indescrivibile: fuori dalla capanna, un paesaggio surreale, da favola, da sogno. Lì si è sulla cima più alta del Rosa, punta Gnifetti, si domina tutto, si contempla il “mondo” dall’alto. Ci si sente padroni della realtà. È il rifugio più alto d’Europa, meta ambita da tutti gli escursionisti.

«Composizioni – ha detto una testimone – sempre diverse tra cielo e rocce. Incredibile, un piccolo essere umano in cima a una montagna».

Il percorso 

Annalisa e Paolo erano partiti domenica per Alagna. Da qui, funivia fino a Punta Indren, poi tappa al rifugio Gnifetti a quota 3647. Un’escursione impegnativa tra ponticelli per superare crepe, buchi a volte nascosti, poi traversoni sul ghiacciaio, rocce con aree attrezzate con corde e canaponi fissi per agevolare la salita, crestoni, pareti di roccia, scale, appigli artificiali.

E poi i 1000 metri di dislivello in ghiacciaio attraversando con imbrago, corda, ramponi, piccozza fino a conquistare la vetta: punta Gnifetti. Comunque tutto si è svolto per il meglio: Annalisa è appassionatissima di montagna, allenatissima, lui l’esperto che ha guidato la cordata.

Domani i due sposi ripartono alla volta di Alagna, la sposa finalmente potrà liberare lo zaino di un oggetto un po’ ingombrante, di cui solitamente gli escursionisti non si occupano. Ma Annalisa accanto ai viveri e qualche medicinale ha dovuto imbarcare un bell’abito bianco che indosserà sulla funivia, prima di raggiungere gli ospiti che l’attendono in un ristorante di Alagna.

Laura Vignati - VareseNoi

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