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Attualità | 08 dicembre 2022, 11:41

Prima alla Scala: Giorgia Meloni in abito Armani, lungo applauso per il presidente Mattarella

Prima alla Scala: Giorgia Meloni in abito Armani, lungo applauso per il presidente Mattarella

La prima della Scala, va da sé, rimane da sempre un evento ancor prima mondano che lirico. Tanto che gli abiti delle autorità.. sono temi molto più dibattuti, spesso, dell’opera stessa. 

A destare curiosità è stato soprattutto il look della neo premier Giorgia Meloni, fasciata in abito Armani.

La premier si è presentata ieri in blu notte, molto più scuro del blu indossato pure dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen (entrambe con bagliori), mentre nel colpo d’occhio generale comanda il nero, elegantissimo.

Armani veste anche le due che fanno girare ogni testa, e non sono starlette ma attrici: in nero Alessandra Mastronardi in un lungo velluto scollatissimo, pettinatura un po’ anni ’30, e Rocio Muñoz Morales in jumpsuit con una spettacolare cappa di perle che le scendono sulle spalle (ma purtroppo senza Raoul Bova, almeno negli immediati paraggi); in rosa cipria Sonia Bergamasco con il marito Fabrizio Gifuni.

“Spero che sia all’altezza delle aspettative” Così ha detto la premier Giorgia Meloni arrivando alla Scala per la Prima di Boris Godunov che inaugura la stagione lirica.

“Sono incuriosita. È la mia prima volta, sicuramente una prima bella esperienza nuova” ha detto la presidente.

GLI APPLAUSI A MATTARELLA

Come l’anno scorso quando sembrava che il suo fosse un addio, ieri sera alla Scala tutti in piedi e quasi cinque minuti di applausi e “grazie” dal pubblico per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha concesso il bis al Quirinale.

Ma ‘Boris Godunov’, titolo internazionale del repertorio russo amato in tutto il mondo, è anche una ‘prima nella prima’ per Giorgia Meloni, in abito blu notte firmato da Armani, “incuriosita per la nuova e bella esperienza”. E pure la ‘prima’ da quando è iniziata la guerra in Ucraina con polemiche alla vigilia e un piccolo presidio di ucraini fuori dal teatro per la scelta di un’opera russa spazzate via da una compatta difesa della cultura del Paese di Modest Musorgskij.

Per Mattarella “la grande cultura russa è parte integrante della cultura europea, la responsabilità della guerra va attribuita al governo di quel Paese non certo al popolo russo o alla sua cultura” e anche Meloni invita a distinguere: “Noi non ce l’abbiamo col popolo russo, con la storia russa, noi ce l’abbiamo con le scelte di chi politicamente ha deciso di invadere una nazione sovrana”.

Il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano fa un paragone con Dostoevskij: “Credo che l’arte vada sempre distinta dalla politica altrimenti non dovremmo piu’ leggerlo”. “Dobbiamo onorare la cultura e non permettere a Putin di distruggerla” sottolinea la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ospite d’onore della serata in abito lungo.

“Lo stilista? Non saprei” strappa un sorriso. E’ anche la ‘prima’ senza restrizioni Covid, pochissimi gli spettatori che indossano la mascherina. Rinascita sia, allora ma senza colori. Stravince il nero degli abiti, eleganza sobria alla milanese. Percorrono il tappeto rosso del Piermarini prima di godersi lo spettacolo, tra gli altri, Fabrizio Gifuni, Stefano Accorsi, Alessandra Mastronardi, Corrado Augias, Alessandro Baricco, Fedele Confalonieri e la senatrice Liliana Segre.

 

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