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Attualità | 10 aprile 2026, 12:26

Lettera aperta di un papà ai candidati sindaco di Vigevano

Riportiamo integralmente quanto ricevuto

Lettera aperta di un papà ai candidati sindaco di Vigevano

"Egregi Candidati Sindaco,

vi scrivo con il cuore in mano, non come elettore, ma come un papà che ogni giorno combatte una battaglia silenziosa.

Ho una bambina meravigliosa, ma il suo disturbo da deficit di attenzione e iperattività è grave, e il suo autismo di livello 2 rende ogni piccola cosa, un rumore, un’attesa, uno spostamento, una sfida enorme.

Ogni mattina per noi è come scalare l’Everest senza ossigeno.

Cerchiamo di costruire un equilibrio fatto di piccoli tasselli, sperando che nulla lo faccia crollare. 

A volte mi dico: "C'è di peggio, ci sono disabilità fisiche più gravi".  Ma poi mi chiedo: perché non posso sognare una vita un po' più semplice? Perché la gestione quotidiana di mia figlia deve essere un percorso a ostacoli?

A Vigevano siamo in tanti, oltre 1800 famiglie.  Eppure ci sentiamo invisibili.  Il nostro reparto di Neuropsichiatria Infantile è smembrato. Abbiamo medici eroici, ormai ufficialmente in pensione, che fanno i salti mortali con contratti a termine solo per non far affondare la nave. Ma la nave sta imbarcando acqua. Mancano le diagnosi, manca la presa in carico. Si è aperta una voragine sociale che fa male: chi ha i soldi corre dai privati, paga centinaia di euro per una diagnosi o una terapia e prova a salvare il salvabile.

Chi non può, resta nel baratro.

Gli ultimi diventano sempre più ultimi, nel silenzio di una città che sembra essersi dimenticata di noi.  Ci rimandano al "territorio", ma io vi chiedo: dov’è finito il territorio?

Chiedere aiuto non è una vergogna. 

Affrontare questi problemi, ammettere di non farcela da soli, non è una colpa. 

E rivolgersi a voi, a chi deve decidere la strategia della nostra città, non è un sintomo di debolezza, ma un atto di dignità.

La nostra Vigevano non è a misura di bambino, tanto meno di un bambino fragile.

I giardini pubblici? Basterebbero dei semplici cancellini per farci stare tranquilli, per evitare che una corsa improvvisa finisca in strada. Costerebbero pochissimo, ma non vengono fatti.

E l'estate? O le vacanze di Natale? O quando dovremo venire ad eleggervi?

Quando la scuola chiude, noi moriamo.  Un genitore "normale" trova un oratorio, un centro estivo dove "parcheggiare" il figlio, e lo dico senza vergogna, perché per poter lavorare dobbiamo avere un posto sicuro dove lasciarli.  Ma se tuo figlio ha una fragilità, le porte si chiudono.  Gli oratori non se la sentono, le associazioni hanno paura. E io genitore, che conosco mio figlio, comprendo questa paura e la rispetto.

E se trovi qualcuno preparato, i costi sono alti.

Torna di nuovo quel divario: chi può paga, chi non può resta a casa, isolato. E la scuola? Ore di sostegno che non bastano mai.  Ma la cosa che fa più male è vedere scritto sui PEI (i documenti che decidono il futuro dei nostri figli) che la famiglia richiede meno ore, solo per nascondere che i fondi non ci sono.  È un inganno che non possiamo più accettare.

Non fatevi solo le foto mentre inaugurate cose che non servono a nessuno. Non parlateci di progetti che durano un mese e poi spariscono.  Lavorate sulla prossimità, sul piccolo, ascoltate chi affronta il mostro ogni mattina.

Il nuovo decreto (DL 62/2024) parla chiaro: parla di "Progetto di Vita", di "Accomodamento Ragionevole".  Sono parole bellissime, ma senza una guida politica forte resteranno carta straccia. Vi chiedo di non lasciarci soli.  Chiedere aiuto è il primo passo per guarire una comunità. Noi lo stiamo facendo con questa lettera.

Voi, sarete capaci di ascoltarci?

Un papà di Vigevano".


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