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Ultim'ora | 22 giugno 2026, 12:25

Malagò è il nuovo presidente della Figc: "Profondo senso di responsabilità"

Malagò è il nuovo presidente della Figc: "Profondo senso di responsabilità"

(Adnkronos) -

Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Federcalcio. Oggi, lunedì 22 giugno, l'ex numero uno del Coni è stato eletto all'Assemblea elettiva della Figc con 343.084 voti, pari al il 68,58% dei consensi. Il suo avversario, Giancarlo Abete, si è fermato a 145,936 voti, pari al 29,17%. Le schede bianche sono state il 2.25% (pari a 11,272 voti). Il presidente non ha nascosto l'emozione dopo la proclamazione: "E’ veramente molto profondo ed emozionante il senso di responsabilità. Da solo non posso fare niente, con voi possiamo fare tutto. Grazie a tutti".  

"Avverto uno spaventoso peso della responsabilità. Se è successo quello che è successo è necessario cambiare". Così Giovanni Malagò, candidato presidente della Figc all'assemblea federale elettiva in corso a Roma, prima della sua elezione. "Faccio fatica a non essere d’accordo con quanto è stato detto. Ci sono delle grida di dolore, ci sono aspetti oggettivi, problematiche di carattere strutturale, ma se oggi io sono qui è solo per un motivo, che Gabriele Gravina ha ritenuto giusto, è stata una sua scelta di campo, di vita, sicuramente complessa e travagliata, di dimettersi. Questo è l’unico motivo. Grazie a prescindere Gabriele, il tuo testamento in cui c’era dolore, un pizzico di rancore ha voluto sottolineare le cose importanti fatte. E voglio ringraziare lo stile e il fair play di Giancarlo Abete. Mi sono chiesto il motivo degli endorsement delle Leghe che mi hanno sostenuto, io ero titubante. Poi mi sono dato una risposta: per la mia storia, il mio curriculum. Ho sentito dire che è stato chiamato un 'Papa nero', uno straniero, ma io mi sento uno di voi. Sono fratello, padre, figlio di questa federazione. Se dovessi essere eletto, vi chiedo di mettere da parte i personalismi. Si perde tutti insieme e, se sarò eletto e si vince, si vince tutti insieme. Altrimenti non riusciamo ad andare da nessuna parte. Vi farò sentire orgogliosi di andare verso questa nuova epoca del calcio italiano. Penso che in qualche modo chi mi appoggia pensa che quello che sono riuscito a fare si possa ripetere con la Federcalcio", ha aggiunto Malagò prima di ripercorrere i suoi trascorsi che divide in tre fasi: la guida del Circolo Aniene, del Coni e della Fondazione Milano-Cortina 2026. "Questa è una sfida complicatissima. Abbiamo due anni e mezzo di legislatura sportiva, un anno e qualcosa, se si arriva, di legislatura politica con la quale bisogna ricucire nell'interesse reciproco perché non sono parti contrapposte. Quando ci sono state posizioni diverse con il Coni ho sempre dimostrato che con la schiena dritta si ottiene molto di più che apparentemente risultare disponibile". 

Subito dopo l'ex presidente del Coni aveva preso la parola l'altro candidato Giancarlo Abete. "Dopo 12 anni mi ricandido, cosa è cambiato? E’ cambiato il rapporto tra lo sport e la politica, ma non di destra o sinistra o centro. Nei 12 anni è cambiato il rapporto tra politica, sport e calcio. Noi oggi abbiamo un problema con la politica che spero andremo a risolvere, quando andremo a chiedere, avremo la necessità di interfacciarsi con la politica e dobbiamo migliorare la nostra reputazione. La politica ha dato uno schiaffo allo sport in termini di centralità. Oggi il dominus non è più il Coni ma Sport e Salute e le medaglie arrivano dalla federazioni. Avremmo dato un appoggio alla candidatura di Matteo Marani. Se avesse deciso di candidarsi, perché oggi ha fatto un discorso da grande dirigente, che parla con il cuore, con la conoscenza e con il rispetto e in qualche modo individua una strada. Ha fatto male a rinunciare a questa situazione e sarebbe stato un bellissimo confronto con Malagò. Sarebbe stato serio da parte di tutte le componenti sedersi intorno a un tavolo e capire perché con il 98% delle preferenze non siamo riusciti mettere a terra un progetto. E' stato sbagliato il metodo con il quale si è arrivati alle elezioni, per questo ho dato mia disponibilità alla candidatura fatta con grande sacrificio personale. Sono nel mondo nel quale mi riconosco della Lega Dilettanti come il mio mondo è la serie C. Il confronto è stato utile. Mi è stato chiesto perché non ti ritiri? Ma ho detto che prima bisogna essere coerenti con se stessi. Quando si è sereni con la propria coscienza si è già vinto. Noi abbiamo avuto crisi sportive collegate a risultati sportivi della nazionale maggiore, ce lo dobbiamo ricordare quando parliamo di crisi del talento o di giovani. La mia non vuole essere un'arringa e non è un'elencazione di problemi, quelli li conosciamo tutti”.  

Prima delle parole dei due candidati alla presidenza è stato confermato in blocco il consiglio federale della Figc. Le varie componenti hanno fatto le loro scelte. I consiglieri in quota Serie A sono Stefano Campoccia, Giorgio Chiellini e Giuseppe Marotta. Antonio Gozzi per la Serie B, Giulio Gallazzi per la Serie C, mentre sono stati scelti Daniele Ortolano, Ilaria Barzella, Sergio Pedrazzini, Giacomo Fantazzini e Giuliana Tambaro in quota Lnd. Gli allenatori hanno confermato Davide Biondini, Sara Gama, Valerio Bernardi e Umberto Calcagno, mentre Giancarlo Camolese e Silvia Citta per gli Allenatori. 

Prima dell'Assemblea, era andata in scena la protesta con tanto di striscione del gruppo di tifosi che giovedì scorso ha presentato in Senato le circa 143mila firme raccolte in tutta Italia per la petizione 'Per un calcio giusto e popolare'. Al grido di "trasferte libere per tutti", "Le partite alle tre" e "il calcio siamo noi" circa cinquanta tifosi delle varie Curve italiane si erano piazzati davanti all'ingresso dell'hotel per far sentire la loro voce. (GUARDA IL VIDEO) 

Prima dell'assemblea aveva preso la parola il presidente dimissionario Gabriele Gravina: "La nostra reputazione, lo dico a beneficio di chi se ne è preoccupato tanto in queste settimane, non si può misurare sul saper calciare bene o male i rigori. Ho vissuto anche delle amarezze. Le mancate qualificazioni ai Mondiali e il lento incedere delle riforme, l’Aia ha mostrato profonde lacune. Spero che chi mi seguirà più fortunato in queste dinamiche”, ha proseguito Gravina, spiegando che “ci sono stati anche degli attacchi strumentali, fino ai più infimi dossieraggi, di cui sono noti i nomi dei progettisti. Siamo diversi da come ci descrivono, di questo siatene sempre orgogliosi”.  

Gravina ha sottolineato come “su infrastrutture e vivai il governo non ha messo un euro. Pensavano di penalizzare la Figc? Hanno fatto il male del calcio. Il decreto crescita che garantiva un regime agevolato per gli stranieri dall’estero. Ne beneficiavano 197 su 654 tesserati. Il paradosso è che da quando è stato abolito la quota di stranieri è cresciuta al 67,2% ed è peggiorata la qualità”. 

 

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