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Ultim'ora | 25 agosto 2026, 15:19

Save the Children-Ferrero, da partnership progressi per minori e comunità in Costa d'Avorio

Save the Children-Ferrero, da partnership progressi per minori e comunità in Costa d'Avorio

(Adnkronos) - Migliorare le condizioni di vita e le opportunità educative dei bambini nelle comunità produttrici di cacao in Costa d'Avorio. E' l'obiettivo della partnership strategica di lungo periodo tra Save the Children e Ferrero, i cui risultati, raggiunti tra il 2020 e il 2025, mostrano "progressi significativi" nella lotta al lavoro minorile e nel rafforzamento delle comunità, resi possibili sia da "un approccio olistico sia dalla stretta collaborazione con le istituzioni e attraverso i sistemi pubblici locali". Il programma, infatti, si basa su un approccio integrato e di sistema, che unisce protezione dell'infanzia, istruzione e sviluppo economico delle comunità, coinvolgendo famiglie, scuole, istituzioni, organizzazioni della società civile e attori della filiera del cacao. Il rafforzamento della resilienza economica delle famiglie rappresenta una delle componenti chiave del modello e un elemento fondamentale per affrontare le condizioni che possono contribuire ad alimentare il lavoro minorile. Tra il 2020 e il 2025, la quota di nuclei familiari con fonti di reddito diversificate è passata dal 24% al 65%, mentre la percentuale di famiglie che vive al di sotto della soglia di povertà è diminuita dal 60% al 43%.  

L'istruzione rappresenta un altro pilastro fondamentale dell'intervento. Nello stesso periodo, la percentuale di bambini iscritti alla scuola primaria è cresciuta dal 78% all'84%, mentre la frequenza regolare alle lezioni è aumentata dal 75% al 97%. Inoltre, l'89% dei bambini che hanno frequentato le classi ponte, dedicate al recupero degli anni scolastici persi, è stato successivamente inserito nel sistema educativo formale per completare il ciclo primario. Oltre la metà dei bambini coinvolti nel programma (53%) ha migliorato le proprie competenze di lettura, scrittura e calcolo, mentre la percentuale di bambini tra 0 e 5 anni con una crescita fisica regolare è aumentata dal 54% al 79%. Parallelamente, l'88% delle famiglie ha mostrato una maggiore conoscenza dei diritti dell'infanzia e il 94% ha dichiarato di essere maggiormente in grado di riconoscere, prevenire e contrastare il lavoro minorile all'interno delle comunità. Particolare attenzione è stata dedicata anche ad adolescenti e giovani, accompagnati in percorsi di formazione e inserimento professionale. Al termine del programma, il 64% dei giovani partecipanti risultava occupato in un'attività lavorativa retribuita, contribuendo a costruire opportunità concrete di autonomia economica e sviluppo. 

"Risultati - sottolineano da Save the Children e Ferrero - che confermano la validità di un modello basato sulla collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, dalle comunità locali alle istituzioni. Un approccio che integra competenze, risorse e responsabilità condivise, favorisce lo scambio di conoscenze tra pubblico, privato e privato sociale, aumenta l’efficacia degli investimenti e contribuisce a trasformare le buone pratiche in soluzioni sostenibili e replicabili. Un modello la cui efficacia è stata misurata fin dall'inizio attraverso un sistema di monitoraggio e valutazione dell'impatto". A partire dai risultati maturati nel quinquennio 2020–2025, la partnership entra ora in una nuova fase, che proseguirà fino al 2030 e che si è ulteriormente rafforzata grazie al sostegno della Cooperazione italiana. "I risultati raggiunti - dice Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia - confermano che è possibile produrre cambiamenti concreti e duraturi nella vita di bambine, bambini, adolescenti e delle loro famiglie quando si interviene sulle cause profonde del lavoro minorile con un approccio integrato e di sistema".  

"Rafforzare la protezione dell'infanzia, ampliare l'accesso all'istruzione e investire nello sviluppo comunitario - spiega - significa creare le condizioni affinché i diritti dei bambini siano pienamente garantiti e le comunità possano diventare più resilienti e prospere nel tempo. È questo il valore di un investimento di lungo periodo, reso possibile dalla partnership con Ferrero e ulteriormente rafforzato dal sostegno della Cooperazione italiana. Dalla collaborazione tra istituzioni pubbliche, settore privato e società civile possono nascere modelli capaci di generare un impatto misurabile, sostenibile e replicabile, contribuendo al tempo stesso a una filiera del cacao sempre più responsabile e attenta ai diritti dell'infanzia". Per Francesco Tramontin, vice president Global Public Affairs di Ferrero "questi importanti risultati dimostrano il valore di un impegno di lungo periodo nelle comunità produttrici di cacao e sono parte integrante dell’approccio di Ferrero all’approvvigionamento responsabile, che combina modelli di sourcing attenti con interventi a sostegno di bambini, famiglie e comunità. Ma sfide strutturali come il lavoro minorile - aggiunge - non possono essere affrontate da un singolo attore. Dobbiamo partire da ciò che funziona e portarlo su scala, mettendo insieme competenze e risorse e, soprattutto, lavorando non solo con i Governi, ma anche attraverso i Governi, rafforzando sistemi e capacità locali. Questa è l’ambizione di Cacao Connect: un modello aperto di collaborazione tra istituzioni pubbliche, settore privato, società civile e ricerca per contribuire a un cambiamento più ampio e duraturo nelle comunità produttrici di cacao". 

I risultati del progetto in Costa d’Avorio sono stati presentati oggi, al Meeting per l'Amicizia fra i Popoli di Rimini, nel corso del panel istituzionale 'Cacao Connect – La via italiana per il cacao in Africa', promosso dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, insieme ad Alliance of Bioversity International and Ciat, Ferrero, Save the Children e Icam. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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