(Adnkronos) - "Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati". Lo scrive oggi, mercoledì 30 settembre, su Facebook Sigfrido Ranucci replicando, in un lungo post, alle dichiarazioni sul suo conto fatte ieri da Giorgio Mottola, Alberto Nerazzini e Gian Gaetano Bellavia nel corso della trasmissione 'Filorosso' andata in onda su Rai3. Il primo a finire nel mirino di Ranucci è l'ex collaboratore di Report Alberto Nerazzini: "Ha detto che non sono un giornalista di sinistra e che gli avrei censurato tre inchieste. Premesso che, come giornalista, sono e devo essere libero di fare inchieste anche sulla sinistra - e Report ne ha fatte - quanto afferma Nerazzini è falso. Non ho mai censurato nessuno, anzi ho difeso ogni prodotto dei miei inviati, qualsiasi partito coinvolgesse: pago anche per questo".
Quindi Ranucci passa a Giorgio Mottola, che, riferisce, "ha sostenuto che il mio doppio ruolo, di autore e conduttore, avrebbe creato problemi". Ma, sottolinea, "di certo non a lui", che "è andato in onda liberamente più volte, anche con inchieste che mi sono costate attacchi durissimi da parte della politica. Non gli è andata male nemmeno sul piano economico, visto che è arrivato a incassare circa 330mila euro l'anno vendendo le sue inchieste (costi di montaggio e trasferte compresi nel prezzo): la cifra più alta tra tutti gli inviati".
Quanto al commercialista Gian Gaetano Bellavia, ex consulente della trasmissione di Raitre: "Ha chiesto a Mottola di fare un'inchiesta su di me, una volta chiarita la vicenda Lavitola. Ben venga. Dopo l'attentato, leggendo l'ordinanza, abbiamo scoperto che io e tutti quelli che mi erano vicini siamo stati intercettati. Tra gli atti, Bellavia potrà scoprire con quanta forza mi sono battuto contro i tentativi di censura per difendere lui e il suo spazio dalle accuse di spionaggio mosse dai giornali di Angelucci, comprese quelle rivoltegli in trasmissione da Luca Barbareschi. E con quanta forza mi sono battuto anche per realizzare l'inchiesta più completa possibile sul suo caso, contrariamente a quanto gli hanno fatto credere. È tutto agli atti", conclude Ranucci.














