(Adnkronos) - ‘Prudenza’ torna a essere la parola d’ordine per la manovra. È il monito del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al termine del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento programmatico di finanza pubblica e, anche, alla richiesta di scostamento di bilancio da avanzare al Parlamento. La stima del Pil cresce per il 2026, il deficit rimane sotto al 3% ma aumenta nel biennio successivo, il debito sale e così il sentiero di spesa. Una somma di fattori che impone al governo un approccio più cauto e, di conseguenza, uno sforzo ridotto sulla difesa: lo scostamento, infatti, è pari allo 0,3% del Pil sia per l’energia che per la sicurezza sia nel 2027 che nel 2028, per un totale di 28 miliardi – 14 per anno – rispetto ai 36 preventivati questa estate. Ora la prossima tappa è il voto alla Camera, previsto per il 13 ottobre, sia sul Dpfp che sulla richiesta di scostamento, dopodiché entro il 20 ottobre l'esecutivo dovrà approvare in Cdm il Dpb, che oltre alle previsioni macroeconomiche conterrà lo scheletro dei provvedimenti in legge di bilancio.
Il contesto in cui arriva il Dpfp, sottolinea il numero uno del Mef, è “particolarmente complesso” e quindi “fare previsioni diventa sempre più complicato”, perché pesano i contraccolpi sull'inflazione causati dai conflitti in corso. Le stime aggiornate danno la crescita del prodotto interno lordo in miglioramento all'1% nel 2026 rispetto all'originaria stima dello 0,6%, con un tasso di crescita programmatico allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029. Il deficit “dovrebbe stare sotto il 3% anche nel 2026, ma non basta e le nostre previsioni sono, tenendo conto della spesa supplementare consentita dalle regole europee – sottolinea il ministro – è che salga al 3,4% nel 2027, 3,3% nel 2028, 2,4% nel 2029". Per il sentiero del debito, il profilo tendenziale tracciato dal documento "è al 138,1% nel 2026, al 138,6% nel 2027", e poi al "137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029".
Numeri che portano il governo a ricalibrare i propri conti per lo scostamento: “Abbiamo deciso di ridimensionare lo sforzo per la difesa”, dice Giorgetti. Se infatti il margine per l’energia rimane allo 0,3%, la sicurezza subisce un taglio e scende alla stessa percentuale contro invece lo 0,9% annunciato prima della pausa estiva, sia per il 2027 che per il 2028. E che proietta nuovamente il paese sul sentiero della cautela per quanto riguarda le misure che potrà contenere la prossima finanziaria. “Oggi la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l'approccio deve essere più prudente” rispetto a quanto è stato riportato finora perché “il contesto richiede maggiore attenzione”, spiega Giorgetti. Tradotto: non si potrà fare tutto ciò che è stato annunciato.
Anche perché, l’uscita dalla procedura di infrazione rimane comunque la stella polare di Via XX Settembre. La speranza resta: “Non è detto” che non si riesca a uscire. I dati del deficit 2027-28 vanno infatti “epurati” dallo scostamento per difesa ed energia, e togliendo dal computo quello 0,6% “troverete un dato inferire al 3%”, calcola Giorgetti. “I decimali fanno la differenza e quindi l'auspicio è di rimanere nel 2026 sotto il 3% e aprire quello spazio", chiosa.
Intanto, secondo il Dpfp il sentiero di spesa dovrebbe salire dall'1,9% al 3,3% per il 2027, rimanendo invece all'1,7% nel 2028. Ma anche qui, osserva il ministro leghista, non si può togliere l’inflazione dall’equazione. "Non vi nascondo l'attenzione con cui monitoriamo costantemente la situazione dell'andamento dell'inflazione e tassi di interesse”. E torna sulla proposta italiana a Bruxelles che, ribadisce, chiede “non nasce per chiedere una diversa o un'ulteriore flessibilità” ma per chiedere di “considerare l'impatto dell'inflazione sul sentiero di spesa”, per “richiamare l'attenzione al fatto che il sentiero di spesa, e quindi i target che sono stati dati ai singoli Paesi nazionali e ai singoli governi esattamente 3 anni fa con un tasso di inflazione previsto profondamente diverso, non possono non considerare il diverso impatto che l'inflazione ha avuto sul sentiero della spesa nominale che è l'obiettivo che ci viene dato. E una rimostranza che non è soltanto del governo italiano ma anche di altri governi europei, e che abbiamo posto in termini di attenzione all'Europa". (di Martina Regis)














